6 aprile 2017 / 12:07 / tra 8 mesi

Governo, si riapre ipotesi voto a ottobre

ROMA (Reuters) - La mancata elezione di un senatore Pd alla guida della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, ieri, ha riacceso le fibrillazioni nella maggioranza e i democratici più vicini a Matteo Renzi tornano a invocare elezioni anticipate a ottobre.

Il premier Paolo Gentiloni e il predecessore Matteo Renzi a Torino il 12 marzo 2017. REUTERS/Giorgio Perottino

Il Quirinale non si sbilancia sulla data del voto, ma chiede che prima di andare alle urne si faccia la nuova legge elettorale, dice oggi una fonte vicina al presidente Sergio Mattarella.

La discussione sul nuovo sistema di voto arriverà in aula alla Camera a maggio, cioè dopo l‘elezione del nuovo segretario Pd, che secondo tutti i sondaggi sarà ancora una volta Renzi.

Oggi ufficialmente il Pd sostiene il Mattarellum, 75% maggioritario e 25% proporzionale, che è stato però già bocciato dalla maggioranza delle altre forze politiche.

Secondo un esponente Pd vicino a Renzi e che fa parte del governo, un punto di caduta potrebbe essere quello di estendere anche al Senato l‘Italicum per la Camera modificato dalla Corte Costituzionale. Vale a dire un sistema proporzionale con un premio di maggioranza per la lista che ottiene almeno il 40%.

“Quello che è successo ieri in Senato accelera la possibilità di voto a ottobre. Ma ovviamente bisogna aspettare la fine delle primarie Pd e la discussione sulla legge elettorale”, dice la fonte, che ha chiesto di restare anonima.

Altri membri del governo del Pd, invece frenano sul voto anticipato.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, candidato alle primarie contro Renzi, invita i democratici “a non scherzare col fuoco” perché “si rischia di fare male al Paese”.

PROBLEMI DI MAGGIORANZA

Ieri la commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama ha eletto nuovo presidente Salvatore Torrisi, di Alternativa Popolare (ex Ncd), già facente funzioni dopo che la precedente presidente, Anna Finocchiaro, è divenuta ministro per i Rapporti col Parlamento. È stato battuto invece il candidato del Pd.

Il ministro Angelino Alfano, leader di Ap, ha chiesto a Torrisi di dimettersi per rispettare gli accordi di maggioranza, minacciandone l‘espulsione. Ma una fonte vicina al senatore ha detto che il neo presidente ha intenzione di mantenere l‘incarico.

L‘episodio è un segnale della fragilità della maggioranza di governo al Senato emersa nel voto del 2013 e a cui oggi va ad aggiungersi la defezione di un gruppo di senatori democratici passati all‘Mdp guidato da Pier Luigi Bersani.

Ma oltre ad essere fragile la maggioranza sembra anche sempre più critica nei confronti della squadra di Paolo Gentiloni.

I renziani ormai bollano apertamente come “traditore” il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, reo di essersi opposto alle elezioni anticipate e di sostenere provvedimenti “scomodi” come la liberalizzazione delle tariffe di luce e gas.

E non piace neanche la posizione pro-privatizzazioni del ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan, che sostiene anche la riforma del catasto.

In vista di un importante turno di amministrative (oltre 1.000 Comuni al voto l‘11 giugno) e con le elezioni politiche previste al più tardi a inizio 2018, il Pd non vuole passare come il partito delle tasse o degli aumenti di tariffe.

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