30 marzo 2017 / 12:32 / 8 mesi fa

ESCLUSIVA - BT Italia, nei bilanci dal "lavandino" alle "bifatture". Primo Sos a novembre 2015

MILANO (Reuters) - Dal “lavandino” alle doppie fatturazioni, dalle triangolazioni con un ristretto gruppo di fornitori al valore sovrastimato degli ordini per garantirsi i bonus, in un ambiente lavorativo caratterizzato da una fortissima pressione sullo staff e dall‘imposizione di target elevatissimi.

BT Italia, nei bilanci dal "lavandino" alle "bifatture". Primo Sos a novembre 2015. REUTERS/Toby Melville

E’ il quadro che tratteggiano a Reuters cinque fonti, quattro dipendenti e un ex funzionario di British Telecom Italia, e che viene confermato dai primi accertamenti dell‘inchiesta penale, degli ultimi tre anni della controllata di BT, che hanno portato nell‘ottobre 2016 la casa madre ad allontanare gli ex vertici italiani dopo un audit interno, a tagliare a gennaio stime di ricavi, utili e free cash flow per il 2017 e il 2018 e a spingere il Ceo Gavin Patterson a citare “gravi irregolarità contabili nelle attività italiane” con un “buco” salito a 530 milioni di sterline.

Patterson ha in seguito attribuito la responsabilità a un ristretto gruppo di manager italiani che “ha tenuto all‘oscuro Londra” delle pratiche contabili fraudolente. Ma l‘ex AD Gianluca Cimini risponde che tutto “era verificato e autorizzato da casa madre”.

Inoltre, una delle fonti ha detto a Reuters che già nel novembre del 2015, a margine di un incontro aziendale a Monaco di Baviera, tre manager di medio livello italiani avevano espresso al loro superiore europeo i loro sospetti sui conti e avevano denunciato il clima “di terrore” a cui i dipendenti erano sottoposti in Italia.

La fonte, che partecipò all‘incontro, ha riferito che i tre sollevarono dubbi sulla gestione del top management italiano a Jacinto Cavestany, capo delle European Sales di BT. La risposta ai tre, dice la fonte, fu la richiesta di dare una mano a far andare il management italiano nella giusta direzione.

Cavestany, contattato da Reuters, ha fatto sapere, attraverso BT, di non aver “alcun ricordo che quelle questioni gli furono sollevate in occasione” del meeting di Monaco. Reuters non è in grado di verificare in modo indipendente l‘intero resoconto dell‘incontro a margine di quel meeting aziendale.

Un‘altra fonte interna aggiunge di ritenere “impossibile” che Londra non avesse modo di accorgersi di quel che stava avvenendo in Italia, precisando che il sistema informatico contabile di BT Italia è “aperto” per la casa madre ed è possibile effettuare controlli entrando nel sistema in qualunque momento.

BT LONDRA: SAPUTO DI IRREGOLARITA’ SOLO IN ESTATE 2016

British Telecom, in una dichiarazione inviata in risposta a Reuters dice di essere “venuta a conoscenza delle irregolarità finanziarie dopo aver ricevuto delle segnalazioni di comportamento non consono nella tarda estate del 2016”.

“Questo ci ha spinto a condurre una inchiesta iniziale delle presunte condotte come abbiamo annunciato in ottobre. Ulteriori indagini hanno rivelato che l‘estensione e la complessità dei comportamenti non consoni nelle attività italiane erano molto più vaste di quel che era emerso in un primo tempo e hanno accertato pratiche contabili improprie così come un complesso insieme di vendite improprie, e transazioni di factoring e leasing”.

“Separatamente, abbiamo ricevuto denunce di casi di mobbing a BT Italy all‘inizio del 2016. Alti funzionari delle Risorse Umane hanno fatto visita alla sede italiana e hanno indagato. BT non tollera mobbing o infrazioni delle nostre policy e, come annunciato in precedenza, un numero di senior manager di BT Italy ha di conseguenza lasciato il gruppo”.

PM MILANO ESAMINANO REVISIONI PWC

Il giorno stesso della conferenza stampa del Ceo Patterson, il 24 gennaio, la procura di Milano ha aperto un‘inchiesta per falso in bilancio e appropriazione indebita coordinata dal procuratore aggiunto facente funzioni Fabio De Pasquale e dal pm Silvia Bonardi e condotta dal Nucleo Tributario della Gdf.

Gli investigatori, dicono due fonti a conoscenza del dossier, hanno prima acquisito il report affidato da BT a Kpmg che avrebbe evidenziato le irregolarità contabili e poi il risultato dell‘internal audit compilato dagli ispettori londinesi arrivati a Milano nell‘estate scorsa sui presunti casi di mobbing.

Inoltre gli inquirenti hanno acquisito e stanno esaminando tutti i rapporti redatti dal revisore Pricewaterhouse (PWC) a partire dal 2013, l‘anno in cui divenne AD Cimini, fra i dirigenti allontanati da BT, per capire come mai nulla fosse emerso prima. PWC non ha rilasciato commenti sul punto.

BT Londra, eventuale parte lesa dei reati presunti, al momento non ha presentato ancora una formale denuncia all‘autorità giudiziaria, dicono due fonti a diretta conoscenza del dossier. BT, contattata da Reuters, sul punto non ha commentato.

I PRESUNTI TRUCCHI

L‘ex manager di BT Italia e i quattro dipendenti, la cui esperienza va dal finance al sales al procurement, hanno ricostruito, secondo la loro conoscenza diretta e i racconti dei colleghi, essenzialmente quattro strumenti di aggiustamento dei conti. Il loro racconto, dicono due fonti a diretta conoscenza del dossier, viene confermato per linee generali dal report di Kpmg, che è tuttavia ancora un draft e che ancora è molto meno specifico delle descrizioni dei dipendenti.

Acquisti fittizi in cambio note di credito.

Con questa modalità, dicono le cinque fonti, BT Italia si rivolge a un ristretto gruppo di fornitori(due delle fonti indicano quattro aziende) e fa un ordine d‘acquisto fittizio senza una richiesta di un qualche settore specifico interno. L‘ordine d‘acquisto viene inserito a capex. Il fornitore emette una nota di credito di pari importo dell‘ordine (come se BT Italia avesse disdetto l‘acquisto) e BT Italia la mette a bilancio a miglioramento dell‘Ebit, pur non riscuotendola mai dal fornitore. Non c‘è denaro vero ma una sistemazione del bilancio a seconda delle necessità. Reuters non è stata in grado di determinare con esattezza se questi fornitori fossero consapevoli di questo schema. Una delle fonti ha inoltre precisato che in alcuni casi questa nota di credito sarebbe stata ceduta a qualcun altro (società di factoring), che corrispondeva a BT un controvalore più basso, ma comunque garantiva ingresso di liquidità. Poi ovviamente, dice la fonte, si instauravano contenziosi.

Il vantaggio per i fornitori era diventare fornitori abituali, dicono due delle fonti. Gli altri erano di fatto quasi esclusi dalla lista. Il paradosso, aggiunge una delle fonti interne, è che ora le posizioni si sono ribaltate e chi prima veniva utilizzato sempre, ora è nella black-list, e viceversa.

Quest‘ultima fonte infine, sostiene che sarebbe stato praticamente impossibile per un controllore non accorgersi che qualcosa non andava perché questi acquisti erano scritti tutti nello stesso modo, cambiavano solo i numeri e di volta in volta il fornitore. In più, dice la fonte, sia richiesta d‘acquisto, sia ordine d‘acquisto sia acquisizione del costo erano fatte tutte dalla stessa persona, del settore finance.

“Non occorre nemmeno controllare tutto il bilancio, basta concentrarsi sui mesi di marzo ed aprile di ogni anno”, soggiunge la fonte, facendo riferimento al fatto che la maggior parte delle operazioni erano concentrate fra chiusura e apertura dell‘anno fiscale.

“Lavandino” o factoring trading.

E’ una pratica per far salire il fatturato, chiamata dallo staff di BT Italia, “lavandino”. In pratica una azienda si pone come “box mover” fra un creditore e un debitore e rileva il credito. Non è illegale, ovviamente, ma è rischioso, e una delle fonti sottolinea come negli ultimi anni l‘incidenza di questa voce sia salita di 10 volte nei bilanci di BT Italia. Un‘altra fonte interna precisa che questa voce è passata dal 2% del fatturato annuale di BT Italia negli anni precedenti al 2013 a oltre il 20% nell‘anno fiscale aprile 2015-marzo 2016. Quest‘ultima fonte aggiunge che più di una volta queste operazioni venivano registrate nel portale interno UK da chi le aveva condotte come operazioni commerciali con un margine anche del 50-60%, quando il valore reale del margine di guadagno del factoring trading si aggira sull‘1,5%.

Ordini gonfiati.

Una delle quattro fonti sostiene che una pratica consistesse nel gonfiare il valore degli ordini che venivano registrati nel sistema interno e inviati a Londra alla firma del contratto con un cliente. Si tratta dei cosiddetti “claim”. Un venditore chiude un contratto con un‘azienda e ne dichiara il valore, che viene avallato dal capo del suo team, poi dal product manager, poi dai vertici di BT Italia e infine inviato a Londra. La casa madre riconosce i bonus se gli ordini raggiungono o superano il target fissato. Il bonus è - per tutti - il 50% della retribuzione fissa lorda. Secondo la fonte, nell‘anno fiscale 2015 sarebbero stati inviati alla casa madre claim per 300 milioni di ordini, che alla prova dei fatti si sarebbero tradotti in una cifra reale almeno 10 volte inferiore. La fonte ha citato gli esempi dei numeri “199” e “800”, contratti che l‘operatore telefonico sigla con le aziende che intendono avvalersi di questi numeri. Il guadagno per l‘operatore si misura sul minutaggio, in genere qualche centesimo di euro al minuto, che l‘azienda paga all‘operatore sulla base di un contatore di minuti di telefonate. All‘atto delle firma di questi contratti, secondo la fonte, veniva dichiarato un valore, poniamo 10, che contribuiva al raggiungimento del target totale di ordini. Nessuno, spiega la fonte, andava poi a controllare, un anno dopo, quanti soldi erano poi veramente entrati in bilancio, se 10 o 1. Che gli ordini fossero cospicui conveniva all‘Italia per il raggiungimento dei bonus, ma era ovviamente anche un bene per Londra, secondo la fonte, perché gli ordini sono una delle voci principali che sostengono il titolo in borsa.

Doppie fatture.

Due delle cinque fonti interne hanno infine citato un ultimo stratagemma contabile. E cioè, a seconda delle esigenze contingenti di bilancio, una fattura a un cliente con un certo mese di competenza veniva registrata una seconda volta, combiando appena qualcosa. Ovviamente, dicono, la fattura non veniva recapitata al cliente, che ne restava completamente all‘oscuro, e pertanto non veniva incassata. Ma semplicemente messa a bilancio. E poi eventualmente trasformata in accantonamento o cessione crediti.

Una delle fonti in particolare spiega che sulla fattura “doppia”, per non correre il rischio che venisse veramente caricata al cliente, finiva in un sistema contabile informatico parallelo. Solo che negli ultimi tempi, dice la fonte, la mole di questa fatturazione era talmente aumentata che per errore qualcuna di queste fatture “doppie” era finita al factoring col risultato che alcuni clienti si resero conto che gli era stata attribuita due volte la stessa fattura.

La stessa fonte sottolinea che la doppia o tripla fatturazione era resa più semplice dal fatto che in BT Italia ci sarebbero decine di diversi sistemi informatici contabili indipendenti. Questo perché ognuna delle società più piccole acquisite nel corso degli anni da BT ha mantenuto il suo originario sistema informatico. Per esempio, dice la fonte, I.net ha il Sap, mentre il sistema principale di BT Italia è un altro. “Però, se non c‘è un sistema integrato all‘interno delle singole country unit di British Telecom, non solo in quella italiana, è una decisione di BT Londra”, conclude la fonte.

TARGET “IRRAGGIUNGIBILI”

Due delle fonti interne spiegano che a far aumentare la pressione al limite, contribuiva anche l‘imposizione di obiettivi sempre più ardui. In un documento interno di BT Italia visto da Reuters si legge che a un team di 10 dipendenti del settore sales era stato posto nel 2013 il target di 41 milioni di ordini in un anno. L‘ex dipendente di BT dice di essere a conoscenza che solo due anni dopo, l‘obiettivo annuale per un analogo team di una delle maggiori compagnie telefoniche italiane era di due milioni di ordini. Un‘altra delle fonti, un account manager, fa sapere che nell‘ultimo anno fiscale che si conclude il 31 marzo il suo target annuale di fatturato è stato aumentato di oltre il 100%.

CIMINI: NO ILLEGALITA’, TUTTO AUTORIZZATO DA LONDRA

L‘allora amministratore delegato, a proposito dei rilievi sulle presunte irregolarità contabili risponde in una mail a Reuters di non essere personalmente “a conoscenza di comportamenti illegali, né ho documenti da cui risultano comportamenti illegali”.

“Inoltre - continua Cimini - le operazioni finanziarie che sono state fatte durante il mio mandato (ricordo che sono stato amministratore delegato soltanto dal 2013) sono state debitamente verificate e autorizzate da casa madre e dagli organi e società di controllo”.

IL MOBBING, LA VERSIONE DELL‘AD E IL “PROJECT CRANE”

La valanga che ha investito il top management di BT Italia era partita da una palla di neve costituita dalle prime lamentele sul clima in azienda che dalla base iniziarono ad arrivare alle gerarchie interne già a fine 2013, inizio 2014. Palla di neve che si è via via ingrossata sino a condurre alle prime segnalazioni alla casa madre, attraverso una linea telefonica etica interna che garantisce l‘anonimato, nella prima parte del 2016. Segnalazioni che hanno portato all‘arrivo degli ispettori da Londra la scorsa estate, che ha condotto anche alla scoperta delle presunte irregolarità nei conti e all‘allontanamento del top management.

Tutte e cinque le fonti interne, concordemente, parlano di una escalation di atteggiamenti molto aggressivi, con attacchi personali in pubblico, rivolti dal top management ai sottoposti, tanto che tutti utilizzano l‘espressione “clima di terrore”.

E tutti e cinque citano diversi episodi specifici, in cui compare la figura dell‘AD Cimini.

“Per quel che riguarda l‘ambiente di lavoro posso dire in generale che l‘ultima survey sul clima aziendale di BT Italia era tra le migliori in Europa - ribatte per email Cimini - Gli episodi di mobbing che sono stati riportati sono vere e proprie fantasie e falsità, ma evidentemente le persone inventano e parlano di ciò che non sanno quando pensano di essere protette dall‘anonimato”.

Gli ispettori di BT arrivati da Londra l‘estate scorsa hanno raccolto le dichiarazioni di 40 persone e hanno redatto un rapporto di internal audit intitolato “Project Crane”.

Due diverse fonti a diretta conoscenza del dossier hanno riferito che nel rapporto di 42 pagine sono citati molti episodi in cui compare il nome dell‘ex AD. Il rapporto, conferma una delle due fonti, si conclude con l‘accertamento di casi di “bullying and inappropriate behaviour” (mobbing e comportamento non consono) da parte del management italiano.

- Valentina Consiglio da Roma

- Paul Sandle, Kate Holton, Simon Jessup e Kirstin Ridley da Londra

- Agnieszka Flak da Milano

Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below