10 marzo 2017 / 18:41 / tra 9 mesi

Pd, Renzi lancia sua candidatura a primarie: segretario sia premier

ROMA (Reuters) - Guardare al futuro per i prossimi 10 anni raccogliendo l‘eredità della sinistra ma senza nostalgia né paura. E sostenere, in attesa del voto del 2018, il governo guidato da Paolo Gentiloni.

L'ex premier Matteo Renzi, che oggi ha lanciato la propria candidatura a segretario del Pd. REUTERS/Alessandro Bianchi

Matteo Renzi, dopo la sconfitta al referendum costituzionale di dicembre che lo ha costretto a dimettersi da premier e, poi, da segretario del Pd, lancia con queste parole la propria candidatura alle primarie del 30 aprile per tornare a essere leader del partito e anche candidato premier alle prossime elezioni.

E lo fa dal Lingotto di Torino, sede simbolica della sinistra operaia ma anche del Pd nato nel 2007 sotto la guida di Walter Veltroni.

Vogliamo essere “eredi della tradizione migliore [della sinistra] e capaci di costruire un orizzonte concreto per i prossimi 10 anni, altrimenti il futuro appartiene a chi dice solo no”, spiega alla platea di circa 2.000 persone riunite fino a domenica a sostenere la sua candidatura.

Dopo mesi di divisioni interne culminate nella spaccatura sul referendum, nelle scorse settimane una parte della minoranza Pd, guidata da Pierluigi Bersani e Massimo D‘Alema, ha lasciato il partito per dare vita a una nuova formazione. A contendere da dentro la leadership di Renzi ci sono invece il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il guardasigilli Andrea Orlando.

Renzi ha contestato gli scissionisti: “Chi spara verso questa comunità in questo momento indebolisce la tenuta del sistema democratico del Paese”.

“Noi abbiamo fatto degli errori ma non possiamo continuare con il partito leggero o pesante ma pensante, che sappia dialogare ma sia consapevole della propria forza”.

“Il Pd è l‘unica alternativa al partito-azienda da una parte e al partito-algoritmo dall‘altra”.

L‘ex premier rivendica i risultati ottenuti dal suo governo sul mercato del lavoro con il Jobs act e respinge l‘idea del Movimento 5 stelle del reddito di cittadinanza: “Se uno non ce la fa devi dargli un paracadute ma [non puoi affermare] il principio che la rendita è più forte dell‘occupazione. Siamo un Paese fondato sul lavoro, non sull‘assistenzialismo”.

A Emiliano, che contesta il modello di segretario-candidato premier, Renzi risponde: “Se non fossi stato capo del partito non avrei ottenuto risultati sulla flessibilità in Europa. L‘ho ottenuto perché avevo il 41% e il consenso della gente”.

Renzi ha nuovamente attaccato la tecnocrazia europea invitando il governo Gentiloni a impegnarsi per la “elezione diretta del presidente della Commissione con primarie transnazionali ed europee”.

“Dobbiamo togliere gestione a tecnocrazie, rimettere in campo i principi democratici”, ha detto.

Infine, presenta il ticket con Maurizio Martina, di tradizione Ds e quarantenne, e ribadisce: “Vogliamo essere il partito degli eredi e non dei reduci”.

(Francesca Piscioneri)

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below