10 marzo 2017 / 09:35 / 9 mesi fa

Occupazione cresce in 2016 ma restano criticità

ROMA/MILANO (Reuters) - Per il terzo anno consecutivo in Italia si registra nel 2016 un aumento del tasso di occupazione e un calo del tasso di disoccupazione, in un contesto di discesa del tasso di inattività, sintomo di un minore scoraggiamento che spinge a cercare un impiego.

Un'operaia al lavoro in una fabbrica tessile. REUTERS/Giulia Segreti

Nella fotografia scattata da Istat sul mercato del lavoro nel quarto trimestre e il consuntivo relativo al 2016 comprende diversi elementi positivi.

Ma l‘eredità della profonda crisi che ha colpito l‘economia italiana tra il 2011 e il 2013 resta pesante e s‘intreccia con nodi strutturali che rendono poco brillanti le prospettive per quest‘anno, in un contesto di moderata ripresa.

Guardando ai numeri, l‘anno scorso il tasso di occupazione è salito di 0,9% punti al 57,2%, con 293.000 occupati in più. L‘aumento riguarda soltanto il lavoro alle dipendenze (1,9%, +323.000) ed è concentrato tra i dipendenti a tempo indeterminato (+281.000), spiega Istat, che rileva un significativo indebolimento del trend positivo nella seconda metà dell‘anno.

In particolare, le statistiche trimestrali destagionalizzate mostrano un incremento di 32.000 occupati tra ottobre e dicembre rispetto al trimestre precedente, dovuto al contributo del lavoro a termine (+22.000) e indipendente (+28.000), mentre diminuiscono gli occupati a tempo indeterminato (-17.000).

Tali numeri sono uno degli elementi di criticità sottolineati dagli addetti ai lavori.

IN INDAGINI CONGIUNTURALI INTENZIONI ASSUNZIONI MIGLIORATE

Quest‘anno infatti la creazione di occupazione permanente dovrà camminare sulle proprie gambe, senza poter beneficiare degli sgravi contibutivi triennali garantiti fino a dicembre per le nuove assunzioni.

“Già alla fine dell‘anno la creazione di occupazione è arrivata in larga parte tramite contratti temporanei”, sottolinea Paolo Mameli.

Il rischio è che le imprese quest‘anno proseguano su questa strada, nonostante la nuova normativa introdotta dal Jobs Act, che -- rendendo meno onerosi i licenziamenti per natura economica -- punta ad aumentare l‘occupazione stabile.

Una spinta potrebbe arrivare dall‘industria. “Le indagini congiunturali -- sottolinea Mameli -- suggeriscono un miglioramento delle intenzioni di assunzione nel settore che sta beneficiando della ripartenza del commercio globale”.

Altra nota dolente è la ripartizione per classi di età: nel quarto trimestre Istat registra -68.000 occupati su base annua tra i 15 e i 34 anni, -111.000 tra 35 e 49 anni mentre ci sono 431.000 occupati in più tra chi ha 50 anni e più.

Sulla dinamica incide sicuramente la permanenza al lavoro dei più anziani, dovuta alle riforme previdenziali degli ultimi anni.

Nella media del 2016 diminuiscono i disoccupati (-21.000) e il relativo tasso scende pertanto all‘11,7% dall‘11,9% del 2015.

Si riduce anche il contingente di persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi, la cui incidenza passa dal 58,1% del 2015 al 57,3%. Nel 2016 il numero di inattivi diminuisce per il terzo anno consecutivo e in misura molto più marcata (-410.000, -2,9%) coinvolgendo entrambi i generi.

Nel 2016, per il secondo anno consecutivo e con maggiore intensità, diminuisce il numero degli scoraggiati (-164.000, -8,6%), la cui flessione continua ininterrotta dal secondo trimestre 2015.

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