24 febbraio 2017 / 13:17 / 8 mesi fa

Mediaset, vertici Vivendi indagati a Milano, Calenda inasprisce norme su Opa

MILANO (Reuters) - La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati con l‘ipotesi di reato di manipolazione del mercato (aggiotaggio) Vincent Bolloré e Arnaud De Puyfontaine, presidente e amministratore delegato di Vivendi, nell‘ambito dell‘inchiesta sulla scalata del gruppo francese a Mediaset.

L'AD di Vivendi Arnaud de Puyfontaine in una immagine di archivio REUTERS/Remo Casilli

Lo ha riferito una fonte a diretta conoscenza del dossier mentre il governo annuncia entro aprile nuove norme sulle Opa che obblighino gli acquirenti a dichiarare i propri obiettivi.

L‘inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto facente funzione Fabio De Pasquale e dai pm Stefano Civardi e Giordano Baggio, era stata avviata a metà dicembre dopo che Mediaset aveva presentato un esposto a Procura, Consob e Agcom.

Il gruppo dell‘ex premier Silvio Berlusconi accusa Vivendi, che ha rastrellato il 29,9% dei diritti di voto di Mediaset, di aver disdetto a luglio il contratto per rilevare il 100% della pay tv Mediaset Premium per far scendere artificiosamente il titolo e poi lanciare la scalata a prezzi più bassi.

Da Parigi, Vivendi ha fatto sapere che l‘iscrizione dei vertici nel registro degli indagati è il risultato della causa “infondata e ingiuriosa” da parte della famiglia Berlusconi e “in nessun modo significa che ci siano accuse contro alcuno”.

Immediata la replica dell‘avvocato di Fininvest, Niccolò Ghedini, secondo il quale i magistrati milanesi hanno “autonomamente valutato meritevoli di iscrizione a notizia di reato coloro che per Vivendi hanno posto in essere le condotte descritte nell‘esposto di Fininvest”.

“La procura di Milano ha iscritto il procedimento nei confronti di ignoti e solo dopo gli opportuni approfondimenti ha, evidentemente, ritenuto non infondata l‘azione proposta”, ha scritto il legale in una nota.

I francesi, che si sono fermati a un passo dalla soglia d‘Opa, hanno speso finora 1,2 miliardi di euro circa.

Fininvest ha portato la propria partecipazione sino a quasi il 40% del capitale per un esborso di 154 milioni, comprando però azioni che erano già salite rispetto al primo annuncio di ingresso nel capitale del Biscione da parte di Vivendi.

Vivendi ha sempre respinto le accuse di manipolazione di mercato, rispondendo che l‘obiettivo del gruppo è arrivare a una alleanza per creare una media company europea.

Proprio ieri de Puyfontaine ha ribadito di voler creare un rapporto forte con Mediaset e si è dichiarato ottimista circa la possibilità di trovare un accordo.

GOVERNO VUOLE NUOVE NORME SU TAKEOVER ENTRO APRILE

Il governo ha criticato modalità e tempi dell‘operazione di Bollorè, che nel 2015 è arrivato a detenere il 24,68% di Telecom Italia.

Oggi il ministro dell‘Industria Carlo Calenda ha detto che entro aprile spera di far passare in Parlamento una norma secondo cui una volta superata la soglia del 5% del possesso azionario l‘acquirente deve rivelare se vuole procedere o meno all‘Opa, come succede in Francia e negli Stati Uniti.

“Non dobbiamo fare una norma anti-Bollorè”, ha precisato.

Secondo Mediaset, la presenza di Vivendi in una posizione rilevante sia nel gruppo tv che nell‘ex monopolista dei telefoni rappresenta una violazione delle norme italiane anti concentrazione.

L‘autorità garante per le comunicazioni sta svolgendo un‘istruttoria per verificare se siano state violate le regole del testo unico dei servizi dei media audiovisivi e radiofonici che impediscono il collegamento fra un operatore che abbia più del 40% di quota di mercato nel settore tlc (come Telecom) e un operatore che abbia più del 10% di quota nei media (come Mediaset).

De Puyfontaine ha respinto l‘ipotesi di violazione delle norme anti concentrazione sulla base del fatto che Vivendi non controlla né Mediaset, né Telecom Italia.

La chiusura dell‘istruttoria dell‘Agcom è attesa prima dell‘estate.

Il 21 marzo al Tribunale di Milano è invece fissata la prima udienza della causa civile intentata da Berlusconi contro Bollorè per il mancato rispetto del contratto per rilevare Premium, contratto che il Biscione ritiene tuttora vincolante.

La famiglia dell‘ex premier chiede ai francesi 1,5 miliardi di danni.

Il mese scorso, infine, i vertici del gruppo di Cologno hanno presentato al mercato il piano al 2020 che prevede una pay tv anche senza il calcio, ritenendo che il futuro di Premium è sostenibile anche senza i diritti legati alle partite di calcio.

In Borsa, attorno alle 15,45, il titolo Mediaset cede l‘1,7% a 3,82 euro in linea con l‘andamento del mercato. Va molto peggio Vivendi a Parigi dove perde il 3,88% dopo che ieri ha reso noti i risultati.

- Ha collaborato Giancarlo Navach

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