22 febbraio 2017 / 18:56 / 8 mesi fa

INTERVISTA - Gasdotto Tap, continua stallo su ulivi, Emiliano propone Squinzano

MILANO (Reuters) - Michele Emiliano, governatore della Puglia e neo candidato alla guida del Partito democratico contro Matteo Renzi, non demorde nel braccio di ferro con il governo sulla località di approdo del gasdotto Trans Adriatic Pipeline, un‘opera da 45 miliardi di dollari che dovrebbe rendere l‘Italia un hub del gas da esportare in tutta Europa.

Insieme ai comuni interessati, Emiliano si è sempre opposto per ragioni ambientali alla decisione del consorzio e del governo di far emergere il gasdotto nella località di Melendugno in provincia di Lecce.

Il governatore, che ha minacciato di lasciare il PD insieme ad altri scissionisti in polemica con Renzi domenica scorsa per poi accettare invece di concorrere alle primarie per la scelta del nuovo segretario, aveva proposto di spostare l‘approdo a Brindisi.

In un‘intervista rilasciata a Reuters la settimana scorsa ha indicato il Comune di Squinzano, a metà strada fra Brindisi e Lecce, nella marina di Casalabate.

Questa nuova località avrebbe il vantaggio di avere già il via libera delle autorità locali al contrario di Melendugno.

“Abbiamo avuto la disponibilità da parte di Squinzano che con una delibera del consiglio comunale ha messo a disposizione alcune aree in modo da concentrare le stazioni di decompressione tutte nello stesso luogo”, ha detto Emiliano.

Interpellato al telefono, il sindaco di Squinzano, Cosimo Miccoli, conferma: “Se arriva tanto gas azero per noi va bene anche per rimodulare la centrale a carbone di Cerano”.

Il governo, però, non ha nessuna intenzione di cambiare il progetto nel timore che il consorzio Tap abbandoni l‘idea di fare approdare il gasdotto, proveniente dall‘Albania, sulle coste adriatiche italiane.

Secondo Emiliano “il governo teme che qualunque apertura a un cambio della localizzazione possa convincere il consorzio Tap ad abbandonare l‘Italia e a risalire la penisola balcanica, di fatto scegliendo un‘altra strada”.

NESSUN CEDIMENTO SUL TAP

La realizzazione dell‘opera, partita sulla carta lo scorso maggio, è ancora in balia delle autorizzazioni relative allo spostamento di centinaia di ulivi, alcuni secolari, che si trovano sul tracciato dove dovrà essere costruito il micro tunnel, nella spiaggia di San Foca.

Tap ha altri due mesi di tempo per spostare i primi 231 ulivi, cui seguiranno altri 1.900, operazione necessaria all‘avvio degli scavi per la costruzione del pozzo di spinta. Qualora questo termine non fosse rispettato, sarà necessario aspettare fino al 1 novembre perché gli alberi non si possono rimuovere nella stagione estiva.

Il gasdotto trasporterà 10 miliardi di metri cubi l‘anno di gas proveniente dall‘Azerbaigian, fino a un massimo di 20 miliardi. Numerose le aziende coinvolte, a partire dalla Snam che è anche il socio italiano del consorzio con una quota del 20% e Saipem che dovrà realizzare il microtunnel di 1,5 chilometri fra mare e terra, nella marina di Melendugno.

A fine dicembre Emiliano ha incontrato il premier, Paolo Gentiloni, mentre di recente c‘è stata una riunione con il ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, in quello che sembra essere un tentativo di riavvicinamento del governatore pugliese dopo il muro contro muro quando Renzi era premier.

Ma Emiliano avvisa: “Il fatto che ci sia un rapporto di grande collaborazione con Calenda e Gentiloni sullo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto non significa che abbiamo ceduto sul Tap”.

I tempi per realizzare l‘infrastruttura sono molto serrati per poter centrare l‘obiettivo di fare affluire il primo gas a partire da gennaio 2020 come nelle attese del Consorzio: entro fine maggio va scavato il pozzo di spinta, per l‘inverno 2017-18 il micro tunnel di 1,5 chilometri e nel 2018 va steso il tubo a mare e a terra.

Al momento, però, tutto è fermo. Per spostare gli alberi, Tap attende il via libera fitosanitario dagli uffici regionali sulla eventuale presenza del batterio xylella sugli ulivi.

Ultimo atto di una serie di tira e molla con la Regione che di fatto sta impedendo l‘avvio dei lavori.

Ma Emiliano respinge l‘accusa di fare ostruzionismo rivoltagli da Calenda: “Non c‘è una ostruzione della Puglia sullo spostamento degli ulivi. Tecnicamente, se sussistono i requisiti, gli ulivi si spostano”.

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