22 febbraio 2017 / 14:50 / tra 8 mesi

Moda, R&S: aziende italiane crescono come Francia, molto più liquide

A model presents a creation by Italian designer Giorgio Armani as part of his Haute Couture Spring/Summer 2017 fashion show for Giorgio Armani Prive in Paris, France, January 24, 2017. REUTERS/Gonzalo Fuentes TEMPLATE OUT. - RTSX6EY

MILANO (Reuters) - Il sistema moda italiano è cresciuto negli ultimi cinque anni allo stesso passo del più grande comparto francese, che ha superato in solidità patrimoniale ma non in redditività.

Sono alcuni degli elementi emersi dal rapporto R&S di Mediobanca sui principali gruppi della moda presentato oggi, all‘inaugurazione della settimana della moda milanese.

Nel 2015 il giro d‘affari mondiale della moda (beni di lusso per la persona) è cresciuto del 12% a 251 miliardi di euro. Quello italiano valeva 62,6 miliardi (+9,4% su anno, il 4% del Pil), di cui 30,3 miliardi generati dalle prime 15 aziende del settore (quasi il 30% dalla sola Luxottica, seguita da Prada, Armani, Calzedonia, OTB di Renzo Rosso).

In Francia il fatturato aggregato delle prime 15 aziende era nel 2015 il doppio delle concorrenti italiane, pari a circa 70 miliardi (+10,2%), per metà provenienti dal gruppo LVMH (che per il solo settore moda e pelletteria aveva ricavi di 11,7 miliardi, poco più dell‘altro colosso del lusso francese Kering).

Nonostante le diverse dimensioni, sia le prime 15 aziende italiane che quelle francesi sono salite in cinque anni di 0,6 punti percentuali rispetto al Pil: le prime dall‘1,4% del 2011 al 2%, le seconde dal 2,7% al 3,3%.

Anche in termini assoluti la crescita è molto simile: +30% il fatturato 2015/2011 dei primi 15 gruppi italiani, +27% i francesi (che sono andati un po’ meglio nel 2015 sul 2014).

Nel 2015 le Top 15 Italia sono risultate più capitalizzate e molto più liquide (21,7% contro 39,8% il rapporto tra debiti finanziari e patrimonio netto e addirittura 114,9% contro 36,6% il rapporto tra liquidità e debito). Un po’ più basso invece il margine dell‘Ebit sul fatturato, al 17,8% in Francia contro il 12% in Italia, entrambi in calo rispetto al 2011. Da segnalare che l‘Ebit margin della grande manifattura italiana è molto più basso, pari al 4,2% nel 2015.

Si conferma dunque la specificità delle aziende italiane già emersa negli anni passati, ossia un tesoretto di liquidità che nel 2015 si attestava a 5,5 miliardi (+26% sul 2011) contro i 7,6 miliardi (+23%) delle top 15 francesi.

(Claudia Cristoferi)

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