17 febbraio 2017 / 10:50 / tra 9 mesi

Derivati, Corte Conti contesta 4,1 miliardi danni a Morgan Stanley, dirigenti Tesoro

ROMA (Reuters) - La Corte dei Conti contesta un danno erariale complessivo di 4,1 miliardi di euro a Morgan Stanley e a dirigenti del Tesoro nell‘ambito dell‘indagine sulla chiusura e ristrutturazione di derivati sul debito pubblico, hanno detto oggi due procuratori.

Il logo di Morgan Stanley nella sede della società a San Diego, California. REUTERS/Mike Blake/File Photo

Tra fine 2011 e inizio 2012 il ministero dell‘Economia ha versato alla banca americana circa 3 miliardi in conseguenza di una clausola di “Additional termination event” presente in alcuni contratti.

“Il danno complessivamente contestato è di 4,11 miliardi”, ha detto il procuratore regionale per il Lazio della Corte dei Conti Donata Cabras all‘inaugurazione dell‘anno giudiziario.

Il vice procuratore Massimiliano Minerva ha aggiunto in una conferenza stampa che la Corte contesta 2,9 miliardi circa alla banca e 1,2 miliardi a dirigenti di Via XX Settembre.

Una fonte giudiziaria conferma che nell‘indagine sono coinvolti l‘attuale responsabile del debito pubblico Maria Cannata, il direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via e gli ex ministri Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli.

Ad agosto, quando il caso era emerso, Morgan Stanley aveva definito le accuse prive di fondamento.

Il Tesoro, Siniscalco e Grilli non hanno commentato.

Il procedimento è nella fase dell‘invito a dedurre, che corrisponde ad un avviso di chiusura indagini nell‘ambito dei processi penali.

TESORO: UNA GARANZIA CONTRO AUMENTO TASSI

I derivati hanno avuto, tra 2011 e 2015, un impatto negativo sul bilancio pubblico di 23,5 miliardi: 15,6 sono esborsi netti mentre 7,9 sono riclassificazioni statistiche, quel che Eurostat chiama ‘net incurrence’. [nL8N1G16DL]

Il Tesoro ha sempre sostenuto di aver utilizzato i derivati come assicurazione contro il rischio di un aumento dei tassi, soprattutto durante gli anni peggiori della crisi finanziaria.

Ma, secondo la procura, alcuni dei contratti “evidenziavano profili speculativi che li rendevano inidonei alla finalità di ristrutturazione del debito pubblico - l‘unica consentita dalla normativa per operazioni in derivati - non essendo ammissibile per lo Stato, investitore pubblico, assumersi rischi rilevantissimi”.

La procura contesta anche la mancata attivazione di una garanzia collaterale, prevista nell‘accordo quadro, “che avrebbe potuto evitare l‘esborso di denaro pubblico e un incompleto sistema di valutazione dei rischi, nonché l‘inadeguatezza, sia numerica che di professionalità, delle strutture preposte alla gestione” di queste operazioni.

Per Donata Cabras, Morgan Stanley è stata favorita dal doppio ruolo di controparte nei contratti e di Specialist -- banca che assiste il ministero nella gestione e nel collocamento del debito -- e ha svolto un ruolo “dominante e predominante”, a fronte della tendenza del Tesoro a “subire talune scelte”.

Inoltre, “la particolare posizione rivestita dalla banca nella vicenda ha finito per caratterizzare i rapporti con il ministero attraverso un sostanziale affidamento, che configura una ipotesi di inserimento organizzativo e funzionale dell‘istituto di credito nella gestione del debito pubblico”.

I 4,1 miliardi tengono conto di oltre 3 miliardi versati a Morgan Stanley e di 700 milioni come costo del finanziamento sostenuto per far fronte al fabbisogno generato dalla chiusura dei contratti.

Altri 270 milioni sono i “flussi finanziari relativi esclusivamente alle swaption vendute, che sono da ritenere non stipulabili in assoluto dallo Stato, a causa della loro natura intrinsecamente negativa”, ha detto il procuratore.

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