15 febbraio 2017 / 11:43 / 9 mesi fa

Italia, Ocse vede crescita 1% in 2017, "priorità" investimenti e riforme

MILANO (Reuters) - L‘economia italiana crescerà dell‘1% nel 2017 secondo l‘Ocse, che conferma il quadro di moderata espansione su cui sono allineati anche governo, Bankitalia, Commissione Ue e Fmi, tutti con stime comprese tra 0,9% e 1,0%.

Il segretario generale Ocse, Angel Gurria a Vienna. REUTERS/Heinz-Peter Bader

Nel suo rapporto sull‘Italia, pubblicato stamane, l‘organizzazione alza marginalmente la previsione di crescita di quest‘anno rispetto allo 0,9 stimato in novembre, confermando invece un +1,0% per il 2018.

“La bassa crescita e la bassa produttività che caratterizzano da tempo il Paese hanno eroso l‘inclusione sociale rendendo necessari nuovi sforzi per aumentare l‘occupazione, in particolar modo di donne e giovani, ridurre la povertà, specialmente tra giovani e bambini, e migliorare le competenze dei lavoratori”, si legge.

RIFORME

Tra le numerose raccomandazioni avanzate, il rapporto sottolinea che nonostante il clima di maggiore incertezza politica dovuto alla vittoria del “no” al referendum costituzionale dello scorso dicembre, occorre non interrompere il processo delle riforme strutturali, il cui rallentamento riduce le prospettive di crescita e rende più difficile il risanamento dei conti pubblici.

L‘Ocse ha poi rivisto leggermente al ribasso le previsioni sul deficit/Pil al 2,3% per quest‘anno (dato che -- si sottolinea -- non tiene conto dell‘aggiustamento strutturale dello 0,2% richiesto dall‘Ue) e al 2,2% il prossimo; sono invece state ritoccate verso l‘alto quelle sul debito/Pil, rispettivamente al 132,7% e al 132,1%.

INVESTIMENTI PUBBLICI

Il rapporto definisce “appropriata” la politica di bilancio del governo “a condizione che il margine di manovra disponibile sia utilizzato per sostenere politiche che consentano di ottenere una crescita più rapida e sostenibile”.

In particolare viene evidenziata come “priorità” quella del potenziamento degli investimenti pubblici, calati di oltre il 30% dall‘inizio della crisi e oggi pari solo al 2,2% del Pil, il livello più basso da 25 anni. Gli investimenti, spiega l‘Ocse, dovrebbero privilegiare le infrastrutture dei trasporti, programmi pluriennali di edilizia anti sismica, lo sviluppo di un‘economia a basse emissioni di CO2 nonché l‘aumento della spesa per istruzione e degli assegni familiari.

INCERTEZZE DA BANCHE E BREXIT

Il rapporto pone poi l‘accento sul clima di incertezza generato dalle difficoltà del settore bancario e dalla Brexit, che potrebbero pesare sulla crescita del consumi privati quest‘anno. Il dissiparsi del clima d‘incertezza legato a tali fattori, si legge, “potrebbe contribuire a ristabilire il clima di fiducia dei consumatori”.

Inoltre, prosegue il rapporto, se verranno compiuti “progressi decisivi” nella riduzione delle sofferenze bancarie, benefici si avranno sia sul fronte dell‘offerta di credito sia su quello degli investimenti pubblici.

RISCHIO SPREAD

Altri elementi di rischio vengono individuati ad esempio in eventuali nuove “turbolenze” sui mercati finanziari della zona euro o in un aggravamento delle “criticità legate ai bilanci bancari”, che potrebbero “innalzare lo spread sui titoli pubblici, aumentando il costo di finanziamento del debito e rendendo necessario un irrigidimento di bilancio”.

PRIMA CASA

L‘Ocse torna anche sul tema fiscale, definendo un “passo indietro” la recente abolizione dell‘imposta patrimoniale sulla prima casa.

L‘Imu prima casa, sostiene l‘organizzazione, “dovrebbe essere reintrodotta, al fine di generare un sufficiente margine di bilancio per ridurre l‘imposizione sull‘attività produttiva”.

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