14 febbraio 2017 / 12:20 / 8 mesi fa

Ilva, gip Milano respinge patteggiamento famiglia Riva su "tesoretto"

MILANO/ROMA (Reuters) - Il giudice per le indagini preliminari di Milano ha respinto oggi la richiesta di patteggiamento di tre membri della famiglia Riva, nell‘ambito dell‘inchiesta sul presunto trasferimento all‘estero di denaro delle casse del gruppo siderurgico Ilva.

Nel provvedimento, visionato da Reuters, il gip scrive che “non appaiono applicabili le circostanze attenuanti generiche” agli imputati e che “le richieste di patteggiamento non possono essere accolte per assoluta incongruità delle pene concordate a fronte della estrema gravità dei fatti contestati”.

La decisione rischia di far saltare un importante accordo per finanziare il risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto, il più grande impianto siderurgico d‘Europa, proprio mentre è in corso l‘iter per la vendita di Ilva dopo due anni di amministrazione straordinaria.

Ma in un comunicato “il gruppo Riva rende noto che rimane immutata la volontà di fattiva collaborazione con l‘autorità giudiziaria di Milano e di Taranto e con il governo per la soluzione delle questioni riguardanti le problematiche Ilva”.

Il patteggiamento aveva avuto l‘ok della procura di Milano, dopo che la famiglia Riva aveva trovato un accordo con lo Stato (annunciato dal premier Matteo Renzi a fine novembre) per rinunciare a contenziosi sul ‘tesoretto’ di 1,3 miliardi di euro, bloccato in Svizzera dai magistrati federali, dopo il sequestro richiesto nel 2013 dalla giustizia italiana. Soldi che, in base all‘accordo, sarebbero appunto destinati alla bonifica ambientale dell‘impianto di Taranto.

La famiglia Riva era proprietaria del 90% della più importante azienda siderurgica, poi sottoposta all‘amministrazione straordinaria dopo la crisi provocata anche da un‘inchiesta della magistratura per disastro ambientale.

Secondo il gip, l‘accordo che ha portato la famiglia Riva a rinunciare agli 1,3 miliardi “rischia di tradursi in una sostanziale e totalizzante abdicazione” anche degli interessi di chi potrebbe essere risarcito dai familiari dell‘ex patron di Ilva Emilio Riva.

Il giudice scrive inoltre che “nel caso in esame la bozza di transazione datata 2 dicembre 2012 (e in corso di definitiva sottoscrizione) tra gli odierni imputati e altri esponenti della famiglia Riva, Ilva spa e Riva Fire in amministrazione straordinaria, esula dai profili strettamente risarcitori dei danni correlabili ai reati per i quali in questa sede si procede”. Gli “impegni” assunti dai Riva attraverso questa transazione, sottolinea il gip, “non possono assumere alcun rilievo in questa sede ai fini richiesti”.

Adriano Riva, accusato di bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di valori, aveva concordato con la Procura milanese due anni e mezzo di reclusione. Il nipote, Fabio, accusato solo di bancarotta, aveva invece chiesto un patteggiamento per quattro-cinque anni di reclusione, in continuazione con una condanna per altro reato già diventata definitiva. L‘altro nipote, Nicola, accusato di bancarotta, aveva chiesto una pena inferiore ai due anni di carcere.

Ieri, intanto, il Tribunale federale svizzero ha rinviato al 31 marzo una decisione sulla somma congelata. Secondo i media svizzeri, alcune questioni giuridiche nell‘accordo tra Riva e Stato italiano sull‘Ilva non sarebbero ancora risolte, ragione per la quale gli ex proprietari dell‘azienda hanno depositato la richiesta di sospensiva.

Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below