10 febbraio 2017 / 08:33 / 8 mesi fa

Italicum, Consulta invita legislatore a garantire maggioranze omogenee

ROMA (Reuters) - Nelle motivazioni della sentenza con la quale il 25 gennaio scorso la Consulta ha sancito la parziale illegittimità dell‘Italicum, i giudici costituzionali invitano il legislatore a garantire, con una nuova legge, maggioranze omogenee nei due rami del Parlamento.

Una elettrice al voto. REUTERS/Ciro De Luca

E’ quanto si legge nelle 99 pagine nelle quali l‘Alta corte spiega per quale motivo ha bocciato il ballottaggio e la libertà di opzione per i capilista eletti in più collegi, lasciando invece sopravvivere il premio di maggioranza considerato ragionevole per la lista che raggiunge il 40% dei voti.

La Costituzione “non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all‘esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee”, scrive la Consulta, in un‘indicazione alle camere a procedere con una nuova legge, seppure l‘Italicum, anche così come è ora, potrebbe essere applicato e funzionare se si andasse al voto.

Il ballottaggio, spiega la Corte, è stato bocciato principalmente in quanto lesivo del principio di rappresentatività.

“Una lista può accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito, al primo turno, un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo più che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno”, affermano i giudici.

Quanto al premio di maggioranza in sé - che attribuisce 340 seggi alla Camera a chi ottiene il 40% dei voti - i giudici dicono che “non è irragionevole”, puntando a “bilanciare i principi costituzionali della necessaria rappresentatività [...] con gli obiettivi, pure di rilievo costituzionale, della stabilità del governo del Paese e della rapidità del processo decisionale”.

Restano validi anche i capilista bloccati - anzi la Consulta sottolinea in questo il ruolo che la Costituzione affida ai partiti - e le multicandidature, ma cade la norma che consentiva al candidato di scegliere ad urne chiuse in quale collegio essere rieletto perché viola il principio di uguaglianza e della personalità del voto. La scelta resta affidata ad un sorteggio che la stessa corte, però, non considera un sistema appropriato, invitando il legislatore a trovare una “più adeguata regola”.

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