7 febbraio 2017 / 11:32 / tra 10 mesi

Diritti Serie A, Lega cerca confronto con Antitrust, timori club per risorse

MILANO (Reuters) - La Lega Serie A tenta la via del confronto con l‘Antitrust, che a fine gennaio ha bocciato le linee guida del bando per la vendita centralizzata dei diritti tv del campionato di calcio per il triennio 2018-2021. Intanto tra i club cresce la preoccupazione che un eccessivo allungamento dei tempi possa risultare penalizzante, in un contesto di mercato non semplice.

Un'azione di gioco dell'utimo derby Juve Inter del campionato di serie A. REUTERS/Giorgio Perottino

La riunione tecnica tra i rappresentanti legali dei 20 club tenutasi ieri negli uffici milanesi della Lega ha escluso il ricorso al Tar e ha deciso di sondare la via del dialogo con l‘Antitrust, nel tentativo di individuare le modifiche imprenscindibili per il Garante, la cui luce verde è indispensabile per redigere il bando, spiegano tre fonti a Reuters.

Nel rigettare la prima versione delle linee guida, l‘Antitrust ha lamentato in particolare una scarsa chiarezza e trasparenza nella definizione dei criteri per la formazione dei pacchetti, elemento su cui la Lega ha rivendicato il diritto di tenere le mani libere fino al bando, per non avvantaggiare gli acquirenti.

Dal provvedimento pubblicato sul sito emergono critiche anche per l‘assenza di un obbligo formale di graduatoria delle offerte presentate da parte di un soggetto terzo dopo l‘apertura delle buste. Contestata anche la mancata previsione di assegnazione provvisoria, e l‘indicazione di una tempistica certa e ridotta tra l‘apertura delle buste e l‘assegnazione finale.

Richieste che nascono presumibilmente dallo svolgimento controverso dell‘ultimo bando di gara, relativo alle stagioni 2015-2018 finito nel mirino del Garante per la concorrenza, che aveva contestato accordi spartitori tra Sky e Mediaset, facilitati dalla Lega Serie A e dall‘advisor Infront, comminando delle multe milionarie.

Il Tar del Lazio ha poi annullato le multe ma l‘Antitrust ha annunciato il ricorso contro la decisione del tribunale amministrativo regionale.

TEMPI PIU’ LUNGHI, MENO RISORSE

Secondo la Lega, che ha licenziato le linee guida a fine novembre, gli inviti a presentare le offerte avrebbero potuto essere pubblicati entro i primi giorni di marzo ma i tempi a questo punto rischiano di allungarsi, “soprattutto se l‘Antitrust non dovesse mostrarsi disponibile al dialogo”, dice una delle fonti, non nascondendo come tra i club serpeggi una certa preoccupazione.

Il rischio, spiega, è che il bando di gara arrivi dopo la vendita di altri diritti televisivi pregiati relativi alle stesse stagioni, in testa quelli della Champions’ League, penalizzando la Lega.

“Altri venditori potrebbero arrivare prima e rastrellare risorse, mentre il contesto di mercato è estremamente fluttuante, può succedere di tutto”, spiega.

I tempi per presentare le offerte per la trasmissione della Champions League e della Europa League nel triennio 2018-2021 in Italia non sono ancora stati resi noti dall‘Uefa.

Al momento, le uniche date certe per i diritti tv delle due competizioni in Europa sono quelle del Regno Unito. L‘invito a presentare le offerte è stato pubblicato dopo la metà di gennaio, con scadenza il 1° marzo.

Dalla vendita centralizzata dei diritti audiovisivi del campionato di Serie A 2015-2018 per il mercato italiano -- suddivisi tra Sky Italia e Mediaset -- la Lega Serie A ha incassato poco meno di 1 miliardo l‘anno, mentre la vendita delle licenze estere ha fruttato circa 200 milioni l‘anno.

Ma lo scenario di mercato, per quanto riguarda soprattutto le licenze nazionali, è cambiato rispetto al 2014, quando vennero assegnati i diritti del precedente triennio.

Mediaset, in particolare, ha annunciato al mercato un piano di ridimensionamento della pay tv Premium e di riduzione dei costi per i diritti sportivi, dopo la mancata vendita a Vivendi. E anche Sky Italia è alla prese con una riorganizzazione della propria struttura.

SERIE A PIU’ POVERA

I ricavi legati ai diritti tv costituiscono il grosso degli introiti delle squadre della massima serie che, salvo pochissime eccezioni, faticano a controbilanciarne il peso nel fatturato, tramite, ad esempio, la costruzione di uno stadio di proprietà e strategie commerciali orientate a catturare l‘interesse di un pubblico più ampio, anche all‘estero.

Secondo l‘ultimo ‘ReportCalcio’, studio a cura di Arel e PricewaterhouseCoopers che ogni anno fa il punto sulla situazione finanziaria dell‘industria del pallone in Italia, nella stagione 2014-2015 i ricavi del club della massima serie sono arrivati per il 47% dai diritti tv, la percentuale più alta mai toccata.

Per contro, il valore complessivo prodotto della Serie A è sceso per la prima volta in tre anni, calando del 3,9% a 2,210 miliardi di euro nella stagione 2014-2015. La perdita netta inoltre è schizzata a 379 milioni da 186 milioni del 2013-2014.

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