3 febbraio 2017 / 11:13 / 10 mesi fa

ECONOMICA - Manifattura, il 'grande golfo' da attraversare per emergere

MILANO (Reuters) - La manifattura, nonostante rappresenti ormai solo il 16% del Pil, rappresenta più dei quattro quinti del totale delle esportazioni italiane ed è il settore in cui si concentra l‘innovazione. Il suo andamento rimane quindi centrale per i destini economici nazionali.

Nell'impianto Fiamm di Avezzano (l'Aquila), 28 novembre 2014. REUTERS/Alessandro Bianchi

    Il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, torna ad analizzare il sistema produttivo italiano nel nuovo saggio ‘Che cosa sa fare l‘Italia’, scritto con l‘economista Anna Giunta, in cui non fa sconti su ritardi e carenze accumulate ma indica anche eccellenze ed elementi positivi da cui ripartire.

    Alla fine del 2015 l‘Italia, anche a causa delle oscillazioni del cambio dell‘euro, è scesa al decimo posto nella classifica dei paesi esportatori in un quadro comunque di stabilizzazione della sua quota di mercato dopo la tendenza discendente vista tra il 1990 e il 2010.

La competitività sui mercati internazionali si regge sulle spalle di un nucleo limitato di imprese manifatturiere, circa il 20% del totale. Sono imprese, sottolineano gli autori, capaci di resistere ai contraccolpi di una crisi grazie a dimensione, produttività, articolazione delle funzioni. Non hanno problemi di accesso al credito bancario, anzi in molti casi ne fanno a meno rivolgendosi direttamente al mercato o facendo da sé con l‘autofinanziamento.

    Sono le aziende che sono entrate a pieno titolo nella catena globale della creazione di valore che caratterizza oggi l‘industria mondiale: diverse fasi di produzione frammentate e realizzate in luoghi molto diversi. La capacità di posizionarsi bene all‘interno di questa catena è fondamentale nel nuovo assetto manifatturiero.

    All‘opposto vi sono le imprese in sofferenza perché troppo familiari nella gestione, oltre che nella proprietà, con una produttività che cresce troppo poco e scarsa attività di ricerca e sviluppo. La dimensione modesta delle aziende molte volte è fatale di fronte alla concorrenza.

    Nel mezzo ‘il grande golfo’ in cui hanno navigato nella crisi senza troppi danni una serie di imprese che ora - in un contesto sempre più polarizzato - possono essere attratte dal polo dei vincenti o finire in quello opposto.

   

    POLARIZZAZIONE DELLE IMPRESE TRA VINCENTI E PERDENTI

    Rossi, alle spalle approfondite indagini sull‘economia reale alla guida del centro studi di Bankitalia, torna sul campo e va a visitare tre aziende di questa categoria.

    Individua in particolare nella Masmec, industria pugliese poco conosciuta, la case history di azienda familiare ad alto potenziale di crescita, pronta ad attraversare il golfo.

    Masmec, all‘avanguardia in meccatronica e robotica, produce sofisticatissimi macchinari per imprese dell‘automotive e applicazioni in campo biomedicale. E’ all‘interno della catena del valore: da un lato si serve di imprese locali, dall‘altro fornisce prodotti intermedi di alto livello ad aziende che a loro volta hanno come clienti grandi produttori globali. E’ altamente innovativa anche grazie alla collaborazione con centri di ricerca pugliesi, esempio virtuoso di interazione pubblico-privato.

    La presenza italiana nella catena del valore globale si confronta degnamente con quelle di Francia e Germania, ma diventa molto più rara quando si guarda alle imprese in testa a una catena di questo tipo. L‘Italia ha meno grandi aziende e attira pochi investimenti esteri. Le molte imprese italiane che vendono i loro prodotti ad altre imprese soffrono così di un posizionamento meno vantaggioso per l‘estrazione di valore.

    Si tratta comunque di aziende vincenti che hanno imparato a fare a meno dei fattori di sistema che l‘Italia non garantisce. L‘impianto giuridico bizantino e il sistema di istruzione che soffre di mancanza di investimenti, sottolineano gli autori, sono i primi due fattori a cui mettere mano per creare un ambiente più favorevole all‘attività imprenditoriale.

    Tra le molte misure auspicate -- da quelle per favorire ricerca e sviluppo nelle imprese, a quelle per incentivare gli investimenti privati e  per attrarre gli esteri -- spicca quella per l‘agevolazione dell‘apertura al controllo esterno delle aziende familiari, oggi avversato, in molti casi con effetti negativi, al momento del passaggio generazionale da fondatore a figli.

Le aziende familiari devono cambiare registro anche in tema di presenza nel management di rappresentanti della proprietà.

L‘anomalia italiana rispetto ad altre economie come quelle di Germania e Francia, non sta infatti nella grande diffusione delle imprese familiari, dice Rossi, ma soprattutto nella forma estrema di un intero management composta da membri della famiglia controllante.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below