3 febbraio 2017 / 09:48 / 10 mesi fa

Migranti, campi accoglienza in Libia in accordo tra Roma e Tripoli

LA VALLETTA/ROMA (Reuters) - Il “memorandum of understanding” firmato ieri da Italia e Libia, che punta a ridurre i flussi di migranti verso le coste europee, prevede la creazione di “campi di accoglienza temporanei” nel Paese nordafricano.

Migranti africani all'aeroporto di Mitiga prima di essere deportati. Foto del 20 dicembre 2016. REUTERS/Hani Amara

Lo dice il testo del documento visto da Reuters.

L‘iniziativa è però contestata dalle agenzie Onu che si occupano di migranti e rifugiati.

L‘intesa tra Italia e Libia è stata approvata oggi dai leader dei paesi membri Ue, che si sono riuniti a Malta per un vertice. Nella dichiarazione finale, i 27 si dicono “pronti a sostenere l‘Italia nella sua applicazione”.

CAMPI “TEMPORANEI”

Tra la necessità di individuare “soluzioni urgenti alla questione dei migranti clandestini che attraversano la Libia per recarsi in Europa via mare”, i governi di Roma e Tripoli parlano esplicitamente della “predisposizione dei campi di accoglienza temporanei in Libia, sotto l‘esclusivo controllo del ministero dell‘Interno libico, in attesa del rimpatrio o del rientro volontario nei paesi di origine, lavorando al tempo stesso affinché i paesi di origine accettino i propri cittadini ovvero sottoscrivendo con questi paesi accordi in merito”.

Per tali centri, l‘Italia si impegna a fornire finanziamenti diretti e dell‘Unione Europea, oltre ad attrezzature mediche e medicinali, formazione del personale e sostegno alle organizzazioni internazionali che operano in Libia.

L‘Italia si impegna a fornire “sostegno e finanziamento” alle regioni della Libia più colpite dall‘immigrazione illegale, ma anche “supporto tecnico e tecnologico” a guardia di frontiera, in particolare lungo la frontiera sud, e guardia costiera.

L‘idea di aprire campi in Libia per i migranti trova però contrari l‘Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e dall‘Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).

“Siamo fermamente convinti che, data la situazione attuale, non si possa considerare la Libia un Paese terzo sicuro né si possano avviare procedure extraterritoriali per l‘esame delle domande di asilo in Nord Africa”, è scritto in un comunicato congiunto delle due organizzazioni.

(Gabriela Baczynska)

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