26 gennaio 2017 / 19:07 / 9 mesi fa

Generali, Intesa al lavoro su offerta, Mediobanca in attesa

MILANO (Reuters) - Il dossier Generali non sarà discusso nel Cda di domani di Intesa Sanpaolo che però è determinata ad andare avanti e arrivare a una proposta di acquisto della compagnia triestina.

Generali, Intesa al lavoro su offerta, Mediobanca in attesa REUTERS/Heinz-Peter Bader/File Photo

In serata il Ceo Carlo Messina intervenendo a un evento a Torino ha detto che la banca sta analizzando diverse alternative e valuterà con i tempi necessari.

Mediobanca, primo socio delle Generali, per il momento sta alla finestra in attesa che Intesa faccia la sua mossa, mentre viene meno l‘ipotesi che UniCredit possa cedere la sua quota in Piazzetta Cuccia alla banca guidata da Carlo Messina aprendole in questo modo una via secondaria per conquistare Trieste.

“È un‘operazione non ovvia e complessa, ma non credo che si fermeranno. Ormai hanno gettato il sasso in uno stagno”, dice un banchiere. “Intesa andrà sicuramente avanti con l‘Ops perché a questo punto non può più fermarsi. Ha anche il sostegno del governo”, dice una fonte vicina alla situazione.

Il confronto fra Intesa e Generali continua a distanza, al momento senza contatti diretti. “Lunedì Philippe Donnet (il Ceo di Generali) ha cercato di mettersi in contatto con Ca’ de Sass, ma loro non si sono fatti trovare”, dice una delle fonti.

Mentre il ceo Carlo Messina ha escluso che domani il Cda parli di Generali, nei giorni scorsi alcune fonti hanno tratteggiato uno schema che prevede un‘offerta di scambio che punta alla maggioranza del Leone con l‘obiettivo di creare un campione nazionale leader nella bancassicurazione e nel risparmio gestito.

“La proposta non dovrebbe prevedere alcuna componente cash”, dice oggi una seconda fonte vicina alla situazione. Importante sarà trovare un equilibrio tra ratio patrimoniali e diluizione dei soci, sicuramente anche con l‘apporto della cessione di alcuni asset esteri.

“Punto nevralgico sono i fondi grandi azionisti di Generali, da convincere con un premio sul valore di Borsa e un piano industriale valido”, dice una delle fonti.

A fronte di un orientamento chiaro di Intesa, Mediobanca sembra avere armi spuntate. L‘unica contromossa possibile appare la ricerca di un cavaliere bianco, che non può che essere straniero e che quindi negherebbe l‘esigenza di presidio dell‘italianità di Generali che invece l‘offerta di Intesa è orientata a preservare. Elemento non trascurabile in un momento in cui diversi campioni nazionali sono passati all‘estero, soprattutto in Francia, da Pioneer Investments a Telecom Italia. E non sono pochi a ritenere che, in parallelo a Intesa, anche grandi gruppi assicurativi esteri guardino a Trieste.

L‘azionariato di Generali è alquanto frammentato. Oltre a Mediobanca con il 13%, altri azionisti rilevanti sono Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone con quote tra il 3,5 e il 3% e De Agostini con circa l‘1%. “Del Vecchio e Caltagirone sono più attenti al ritorno economico dell‘investimento, se riterranno la proposta di Intesa conveniente potrebbero anche aderire”, spiega la prima fonte.

Mediobanca continua a tenere contatti continui con i propri azionisti e quelli del Leone. Al momento non si sentono scricchiolii interni a Piazzetta Cuccia visto che lo scorso novembre i soci hanno votato all‘unanimità il nuovo piano industriale firmato da Alberto Nagel, osserva la prima fonte.

La possibilità che il primo azionista UniCredit gli volti le spalle vendendo il suo 8,5% a Intesa viene esclusa da più fonti. D‘altronde il ceo Jean Pierre Mustier lo ha dichiarato una settimana fa in tempi non sospetti. Ma lo stesso Mustier ha sottolineato che Generali deve restare italiana e che spetta a Mediobanca preservarne l‘indipendenza. Un compito quindi non agevole per Nagel che l‘anno scorso ha perso proprio con Intesa la battaglia per il controllo di Rcs MediaGroup.

L‘esito della vicenda Generali potrebbe avere uno strascico quando si tratterà di rinnovare patto e vertici di Mediobanca, verso fine anno.

Dal Tesoro intanto fanno sapere che non ci sono elementi per un intervento del Governo e lo stesso ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan sottolinea che si tratta di un‘operazione di mercato. Più di cento senatori hanno presentato un‘interrogazione in cui si chiede come il governo intenda tutelare l‘italianità della compagnia evitandone uno spezzatino, a riprova dell‘interesse nazionale della compagnia che ha in pancia circa 70 miliardi di titoli di stato italiani e che raccoglie una bella fetta del risparmio domestico.

Hanno collaborato Silvia Aloisi, Gianni Montani e Giuseppe Fonte

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