23 gennaio 2017 / 14:16 / un anno fa

Domani Consulta su Italicum: sentenza a breve, segnerà durata governo

ROMA (Reuters) - Dopo un rinvio di quasi quattro mesi per non turbare la campagna sul referendum costituzionale, domani la Consulta inizia a esaminare i ricorsi contro la nuova legge elettorale, l‘Italicum. Le sue decisioni avranno certamente una ricaduta sulla durata del governo di Paolo Gentiloni.

Domani Consulta su Italicum: sentenza a breve, segnerà durata governo. REUTERS/Paolo Bona

Se dall‘esame dei giudici uscirà fuori un sistema elettorale applicabile rapidamente, le chance che si vada a elezioni anticipate a giugno - come hanno detto nei giorni scorsi due fonti del governo e come vuole il Pd - aumenteranno nettamente.

Se invece ci sarà un rinvio al Parlamento affinché modifichi la legge, i tempi per andare al voto si allungano dato che al momento non c‘è una netta maggioranza su un sistema possibile.

Dopo la vittoria del no al referendum che avrebbe abolito il bicameralismo perfetto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto di armonizzare i sistemi elettorali dei due rami del Parlamento. Senza quella armonizzazione difficilmente ci sarebbe un voto anticipato.

Renzi, segretario del Pd, nei mesi scorsi aveva promesso una modifica dell‘Italicum (che, secondo i sondaggi, darebbe la vittoria al ballottaggio al M5s). Poi, dopo la sconfitta al referendum, ha però proposto di tornare al cosiddetto Mattarellum, un sistema uninominale maggioritario con una correzione proporzionale del 25%.

La maggior parte dei partiti, M5s e Forza Italia in testa, sostengono il proporzionale, sia pure divergendo su alcuni dettagli.

RICORSI SU BALLOTTAGGIO, PREMIO MAGGIORANZA

L‘udienza pubblica della Corte è fissata per le 9.30 di domani, e dovrebbe durare fino a ora di pranzo. Poi i giudici si riuniranno in camera di Consiglio. La sentenza potrebbe arrivare entro domani stesso, o mercoledì al più tardi, ha detto a Reuters una fonte della Corte Costituzionale.

I ricorsi da affrontare sono cinque, quelli dei tribunali di Messina, Torino, Perugia, Trieste e Genova. La legge contestata, è stata varata nel maggio 2015 ma è in vigore dal primo luglio 2016: prevede un premio di maggioranza al primo turno per la lista che prende almeno il 40% alla Camera, o un ballotaggio tra le due liste più votate.

I punti messi in discussione sono numerosi.

Si va dal premio di maggioranza al ballottaggio, dalla soglia di sbarramento (3%) per entrare alla Camera all‘opzione per un collegio da parte del capolista eletto in più collegi, fino al meccanismo del recupero proporzionale dei voti in Trentino Alto Adige.

Se la Consulta abolisse il solo ballottaggio, come diversi esponenti politici ritengono più probabile, resterebbe il premio di maggioranza per il partito che raggiunga il 40%. Se nessuno ci arrivasse, si tratterebbe di un proporzionale di fatto, in cui servirebbe un accordo di coalizione per dare vita a un governo.

In quel caso, non servirebbero grandi interventi da parte del Parlamento (al massimo una norma specifica, forse anche solo amministrativa, ha detto nei giorni scorsi una fonte governativa) anche se resterebbe una legge proporzionale al Senato, senza premio. Quindi si potrebbe andare presto al voto presto. Molto dipenderà dal giudizio del presidente Mattarella, unico a poter sciogliere le Camere.

-- Ha collaborato Valentina Consiglio

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