18 gennaio 2017 / 17:32 / 9 mesi fa

Good banks, ok Banca d'Italia a cessione a Ubi

ROMA/MILANO (Reuters) - Il Direttorio della Banca d‘Italia ha deliberato la stipula del contratto per la cessione a Ubi a 1 euro di Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell‘Etruria e del Lazio e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti Spa.

Verrà immediatamente dato avvio, si legge in una nota, alle procedure autorizzative alle autorità coinvolte, anche europee, e alla fase esecutiva, finalizzata al perfezionamento della cessione che si concluderà nei prossimi mesi.

L‘impegno dell‘Unità di Risoluzione della Banca d‘Italia si concentra ora nella chiusura delle trattative in corso con Bper per la cessione di Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara.

Le quattro banche regionali nel novembre del 2015 erano state salvate dalla liquidazione con una procedura europea di risoluzione delle crisi.

Il costo del salvataggio si aggira al momento attorno ai 5 miliardi di euro a carico del resto del sistema bancario italiano e per circa 190 milioni a carico dello Stato per i rimborsi destinati ai piccoli investitori i cui titoli obbligazionari sono stati svalutati.

L‘operazione di Ubi prevede che la banca bresciana si accolli una ricapitalizzazione da 400 milioni per mantenere adeguati ratio patrimoniali.

L‘offerta di Ubi inviata al Fondo di Risoluzione, azionista al 100% dei quattro istituti salvati, è condizionata alla cessione, prima del closing entro il primo semestre 2017, di circa 2,2 miliardi di crediti lordi deteriorati (circa 1,7 miliardi di sofferenze e 500 milioni di ‘unlikley to pay’) dei tre istituti. Questi ultimi dovranno essere ricapitalizzati dal Fondo per 450 milioni per riportare il CET medio a un livello non inferiore al 9,1%.

Ubi chiede inoltre una copertura per le inadempienze probabili residue di almeno il 28,28% e del 60% per le sofferenze, ulteriori accantonamenti e la contabilizzazione di oneri di ristrutturazione.

BAD BANK DA 1,7 MILIARDI

Le quattro banche sono state messe in risoluzione nel novembre 2015 e separate le loro sofferenze da 1,7 miliardi che andranno valorizzate dalla società creata ad hoc Rev.

Prima di essere messe in vendita, sono state ricapitalizzate per complessivi 1,8 miliardi.

Il termine per la loro cessione, originariamente fissato per l‘aprile del 2016, è stato spostato più volte per arrivare alla fine dello scorso anno.

Finora questo salvataggio delle quattro banche, che ha colpito oltre 10.000 rispamiatori obbligazionisti subordinati che ancora cercano ristoro, è costato circa 4,1 miliardi tra contributi al fondo di risoluzione (2,4 miliardi) e prestiti ponte (1,7 miliardi).

Tuttavia, il capo della vigilanza Carmelo Barbagallo ha detto che per finalizzare le cessione delle quattro banche sono emersi oneri aggiuntivi di 1,5 miliardi e che il Fondo ha già battuto cassa alle banche.

Un terzo circa di questi serviranno per l‘operazione Ubi, una parte per iniziare a rimborsare il prestito bancario ricevuto dal Fondo e altro per l‘operazione CariFerrara, secondo una fonte che segue il dossier.

Il costo del salvataggio delle quattro banche, secondo l‘analista indipendente Alvise Aguti, dovrà infatti anche contare “circa 150 milioni per la futura ma certa ricapitalizzaizone della CariFerrara”.

Ma Aguti, che ha anche dato consulenza al comitato delle vittime del salvabanche, un‘associazione di obbligazionisti che contesta fin dall‘inizio questa risoluzione, dice che occorre mettere nel conto anche l‘azzeramento di 786 milioni di obbligazioni subordinate.

Sono quelle azzerate per consentire, con le regole in vigore a fine 2015 e pre bail-in, l‘intervento del Fondo di risoluzione, considerato nella Ue un aiuto di Stato.

I contributi imposti alle banche fanno salire anche, secondo le regole Ue, il debito pubblico, indicato per il 2016 al 132,8% del Pil. Eurostat ha inserito infatti il Fondo di risoluzione nel perimetro della pubblica amministrazione.

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