16 gennaio 2017 / 15:02 / in un anno

Italia, Fmi vede crescita Pil sotto 1% in 2017 e 2018

MILANO (Reuters) - In un contesto di sostanziale stabilità per le prospettive di crescita globali e di marginale miglioramento dell‘outlook per le economie avanzate, il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso la stime del Pil italiano per quest‘anno.

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco a Washington l'8 ottobre 2016 per la riunione annuale Fmi/Banca Mondiale. REUTERS/Yuri Gripas

E’ quanto emerge dall‘aggiornamento al World Economic Outlook, che ha tagliato a 0,7% da 0,9% indicato in ottobre la proiezione di crescita dell‘economia italiana nel 2017. Un numero che si confronta con il target di 1% inserito dal governo nella nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza.

Sforbiciata anche per la proiezione del Pil nel 2018, che passa a +0,8% da +1,1%. Secondo l‘organizzazione di Washington l‘Italia ha chiuso il 2016 con un‘espansione del prodotto interno lordo di 0,9% da 0,8% prospettato tre mesi fa.

A livello aggregato di zona euro l‘anno scorso però la crescita è stata pari a 1,6%, e per il 2017 e il 2018 la stima Fmi è di un‘espansione di 1,6%, contro 1,5% e 1,6% delle previsioni di ottobre.

EFFETTO TRUMP: RISCHI E OPPORTUNITA’

A livello globale, l‘elemento di novità rispetto allo scenario di ottobre è la vittoria alla presidenziali Usa del repubblicano Donald Trump, fautore di un piano di politiche economiche che combina un aumento della spesa pubblica in infrastrutture e di riduzione delle tasse.

Un cambio di direzione rispetto alla strada seguita negli ultimi anni che avrà “ricadute a livello mondiale”. Se non mancano gli elementi che potrebbero portare ad una crescita migliore del previsto -- tra cui un‘accelerazione dell‘attività economica in Usa e in Cina -- complessivamente la bilancia dei rischi pende verso il basso, specialmente nel medio termine.

In cima alla lista, il Fondo inserisce l‘indebolimento della comune convinzione dei benefici dell‘integrazione economica transfontaliera, ben esemplificato dai recenti sviluppi politici che potrebbero portare a misure protezioniste, peraltro già annunciate dallo stesso Trump.

Il secondo elemento di rischio è la fragilità dei conti pubblici di alcune economie avanzate. Un monito che pare scritto pensando all‘Italia, sebbene questa non sia citata direttamente.

“Nelle economie avanzate dove i conti pubblici restano in difficoltà, un prolungato calo della domanda interna e progressi inadeguati sulle riforme (compreso il consolidamento dei bilanci bancari) potrebbero portare a crescita e inflazione più basse, con conseguenze negative per la dinamica del debito”, si legge nel documento.

E del resto, rileva il Fmi, da agosto -- in un quadro globale di risalita dei rendimenti dei titoli di Stato, per effetto delle prospettive di graduale rialzo del costo del denaro in Usa, rafforzatosi dopo la vittoria di Trump -- i tassi dei governativi italiani sono saliti di 70 punti base contro i 35 punti base di quelli tedeschi, “riflettendo le elevate incertezze riguardanti la politica e il settore bancario”.

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