12 gennaio 2017 / 12:39 / 9 mesi fa

Governo, Pd vuole votare entro giugno, ma teme dilazioni

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, durante un comizio a Roma. REUTERS/Remo Casilli

ROMA (Reuters) - Il Pd vuole andare a elezioni anticipate in primavera, più probabilmente a giugno, dicono oggi tre esponenti democratici che fanno parte del governo, ma teme che le resistenze in Parlamento facciano rimandare il voto al 2018.

Per questo, il partito dell‘ex premier Matteo Renzi spera che la Corte Costituzionale, che il 24 gennaio esaminerà l‘Italicum, emani una sentenza auto-applicativa, che si possa cioè utilizzare per andare al voto subito.

“Idealmente sarebbe meglio votare ad aprile, perché così a maggio ci sarebbe un nuovo governo in carica per gestire gli eventi principali della presidenza italiana del G7. Altrimenti l‘obiettivo è di votare l‘11 giugno. Perché dopo metà giugno in Italia non si fanno mai le elezioni”, dice uno dei tre esponenti, che vogliono restare anonimi.

Se ieri i giudici costituzionali avessero detto sì al referendum sull‘articolo 18, il cui superamento è uno dei punti chiave del Jobs Act voluto da Renzi, il Pd avrebbe potuto puntare su elezioni a breve per congelare almeno quest‘anno la consultazione.

La Costituzione impedisce che si tengano nello stesso periodo rinnovo del Parlamento e referendum.

La Consulta ha però bocciato il quesito, salvando gli altri due referendum proposti dalla Cgil su voucher e appalti, politicamente meno rilevanti. Tra l‘altro, il governo ha già detto che cambierà la norma sui voucher.

Il Pd punta comunque ad andare a votare presto.

“La nostra posizione resta la stessa [di votare in primavera], ma bisogna comunque aspettare la decisione della Corte Costituzionale sulla legge elettorale”, dice un altro esponente.

“Anche se la sentenza dei giudici fosse auto-applicativa, come quella per il Senato, ci vorrebbe comunque una norma, forse anche solo amministrativa, per sistemare alcuni dettagli, prima di andare a votare”.

Sull‘Italicum pesano diversi ricorsi costituzionali. Dunque i giudici potrebbero decidere, come fecero già per il Porcellum, di modificare la legge abrogandone alcune parti, cosa che la renderebbe comunque utilizzabile.

A dicembre il Pd ha proposto il ritorno al cosiddetto Mattarellum, tre quarti maggioritario e un quarto proporzionale, trovando però vasta opposizione in Parlamento. E uno degli esponenti Pd esclude che il governo possa ricorrere a un decreto per imporre un sistema elettorale: “[Il presidente della Repubblica, Sergio] Mattarella non lo permetterebbe mai”.

Anche il premier Paolo Gentiloni ha escluso a fine dicembre che il governo intervenga in materia di elezioni.

“In Parlamento in tanti tacitamente sperano di arrivare a fine legislatura, quindi bisogna vedere se la volontà dilatoria prevarrà”, dice uno dei tre. E un altro aggiunge: “Bisogna fare presto. Perché l‘ipotesi di votare nel 2018 è abbondantemente in campo”.

(Massimiliano Di Giorgio)

((Redazione Roma, 06 +390685224380, fax +39068540860, massimiliano.digiorgio@thomsonreuters.com))

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