30 dicembre 2016 / 08:58 / in un anno

Referendum Jobs Act, governo per inammissibilità due quesiti su tre

ROMA (Reuters) - Il Consiglio dei ministri ha deciso di chiedere alla Corte Costituzionale di dichiarare inammissibili due dei tre quesiti referendari presentati dal sindacato Cgil sulle riforme del mercato del lavoro, quello sui voucher e quello relativo al licenziamenti illegittimi.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ieri alla conferenza stampa di fine anno del governo. REUTERS/Alessandro Bianchi

I referendum hanno passato già il vaglio formale della Cassazione, e l‘11 gennaio la Consulta si riunirà per decidere sulla loro legittimità costituzionale.

Ieri il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha confermato il giudizio positivo sul Jobs Act varato dal governo di Matteo Renzi, e ha preannunciato una modifica “in tempi rapidi” delle misure sui voucher. Se la legge fosse modificata in Parlamento, il referendum sul buono lavoro (pensato per la retribuzione del lavoro occasionale accessorio, ma al centro di critiche per gli abusi nell‘utilizzo) potrebbe saltare.

Il governo non intende intervenire invece sul terzo quesito, quello relativo a “disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti”, che, secondo la Cgil mira ad abolire le disposizioni di legge “con le quali è stata attenuata (e vanificata) la responsabilità datoriale verso i lavoratori appunto in caso di appalto”.

Resta dunque aperta la partita sulla cancellazione delle norme del Jobs act che superano l‘articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sostituendo il diritto al reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa con un indennizzo. L‘obiettivo del sindacato (che sui referendum ha raccolto 3 milioni di firme) non è la reintroduzione tout court dell‘articolo 18, ma l‘ampliamento dei casi di reintegra.

Nei giorni scorso il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha esplicitamente detto che lo scoglio dei referendum potrebbe essere aggirato grazie alle elezioni anticipate. Al voto anticipato pensa comunque il Pd, dopo la sconfitta al referendum costituzionale che ha provocato le dimissioni di Renzi.

Ieri Gentiloni, rispondendo a una domanda sulla possibilità di elezioni anticipate a giugno, ha detto che “il voto non è una minaccia” e che “la stabilità non può mai prendere prigioniera la democrazia”.

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