28 dicembre 2016 / 15:02 / tra 10 mesi

BREAKINGVIEWS - "Amore severo" della Bce positivo per banche, non per Italia

MILANO (Reuters) - L‘affetto severo della Bce è positivo per le banche ma non altrettanto per l‘Italia. Ora, dopo la richiesta di sostegno pubblico, la Bce chiede che Mps raccolga quasi 9 miliardi di euro di capitale, un incremento consistente rispetto alla precedente indicazione di 5 miliardi. Alzare l‘asticella è una reazione prudente ma aggrava il debito italiano e potrebbe far salire i costi di un bailout di altre banche.

L‘ultima lettera della Bce non è certo un esempio di pensiero organico in Europa. Fino a pochi giorni fa il governo italiano valutava in 5 miliardi la cifra necessaria per far fronte alle esigenze di capitale, rese necessarie in parte dalla svalutazione e dalla cessione delle sofferenze. Lo Stato prevedeva di iniettare nelle banche 2,7 miliardi, il resto sarebbe arrivato dalla conversione di obbligazioni subordinate in azioni.

Ora il conto è stato portato a 8,8 miliardi e la quota del governo a 6,5. La differenza deriva dal fatto che la Bce applica un trattamento più severo alle banche che chiedono sostegno pubblico. Ora l‘istituto centrale vuole che Mps mantenga un common equity Tier1 all‘8%, anche dopo aver assorbito le perdite previste nello scenario negativo degli stress test di quest‘anno. Un target significativamente superiore al 5% circa con cui precedentemente si doveva confrontare Mps.

L‘approccio da ‘cilicio’ ha una certa logica: una banca che riceve gli aiuti del governo è chiamata a venirne fuori più forte rispetto alla media. Eppure tale approccio fa dubitare che il fondo di salvataggio da 20 miliardi messo a punto dal governo per le banche italiane in difficoltà sia sufficientemente grande. Il salvataggio di Mps lascia meno risorse per gli altri istituti in difficoltà i quali, anch‘essi, dovranno a questo punto probabilmente affrontare richieste di capitale più elevate.

In un modo o nell‘altro, le limitate risorse del governo verranno messe a dura prova: secondo i calcoli di Deutsche Bank, anche escludendo banche relativamente sane come Intesa Sanpaolo e UniCredit, le necessità complessive di capitale per il sistema finanziario potrebbero arrivare alla cifra di 32 miliardi.

Certo, 6,5 miliardi rappresentano un‘inezia per un paese con un indebitamento totale di 2.200 miliardi. Eppure, con la Bce che il prossimo anno inizierà a ridurre gli acquisti di obbligazioni del “quantitative easing”, agli investitori non serviranno molte scuse per tenersi alla larga da un Paese con un debito pubblico al 133% del Pil e bassa crescita. Ora gli Italiani hanno un altro motivo di risentimento nei confronti dei regolatori bancari europei.

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