23 dicembre 2016 / 16:49 / 10 mesi fa

Mps, cronaca di un fallimento annunciato

MILANO/LONDRA (Reuters) - La mattina del 29 luglio, Corrado Passera stava viaggiando su un treno ad alta velocità verso Siena, dove avrebbe dovuto presentare al cda della banca più antica del mondo il suo piano di salvataggio.

Il simbolo di Monte Dei Paschi Di Siena in un'agenzia della banca a Roma. Foto del 24 settembre 2013. REUTERS/Alessandro Bianchi/File Photo

Monte dei Paschi di Siena era destinata a fallire nel giro di pochi mesi se non fosse riuscita a raccogliere denaro fresco per miliardi di euro e a liberarsi delle sofferenze.

Il piano di ricapitalizzazione di Passera era sostenuto da UBS - adviser di lunga data del Monte - ma era arrivato a tempo quasi scaduto.

La banca aveva già virato verso altri adviser e chiesto a JPMorgan di definire una strategia per la messa in sicurezza, secondo alcuni banchieri vicini alla situazione. Il consiglio era riunito quel giorno nella fortezza medievale di Siena per decidere se accettare formalmente il piano della banca d‘affari statunitense, ricordano.

Passera, un passato da banchiere e manager prima di diventare ministro dell‘Industria, pensava di avere almeno una possibilità di spiegare il suo progetto. Così non è stato. Quando il treno ha raggiunto Firenze, a 70 km da Siena, il suo cellulare ha suonato. L‘allora presidente Massimo Tononi di Monte dei Paschi gli ha riferito che il Cda non l‘avrebbe ascoltato, secondo una fonte a consocenza degli eventi.

La banca ha invece deciso di legare il suo destino al piano di JPMorgan, che prevedeva il deconsolidamento di circa 28 miliardi di sofferenze e un aumento di capitale per 5 miliardi. Un piano più o meno uguale a quello naufragato nelle prime ore della giornata quando l‘istituto toscano ha detto di non aver trovato investitori disposti a sostenere il progetto e ha chiesto l‘aiuto dello stato.

Per gli scettici, il piano è la prova della malriposta fiducia degli ambienti governativi che il Paese avrebbe potuto trovare una soluzione al problema senza la necessità di bailout politicamente impopolare.

La proposta di Passera - mai ufficializzata - prevedeva un aumento di capitale da 2,5 miliardi riservato a dei private equity e un‘offerta di azioni da 1 miliardo agli azionisti, secondo una fonte a conoscenza della situazione.

Probabilmente non avrebbe riscosso più successo del piano JPMorgan, considerata la mancanza di appetito da parte degli investitori per il Monte dei Paschi e, più in generale, per il settore bancario italiano.

Ma il fatto che la banca avesse riposto la sua totale fiducia in JPMorgan, e in un piano su cui i regolatori europei a Bruxelles e Francoforte nutrivano forti dubbi fin dall‘inizio, mostra la gestione carente dell‘Italia di un problema che tuttora getta un‘ombra sul paese e la sua economia.

PRANZO CON RENZI

Tre settimane prima dell‘inutile viaggio di Passera, l‘idea di un salvataggio di mercato di Monte dei Paschi era nata in un pranzo a Roma fra il numero uno mondiale di JPMorgan, Jamie Dimon, e l‘allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, secondo fonti bancarie e politiche.

Renzi pensava di aver finalmente trovato l‘uomo che avrebbe sistemato uno dei suoi principali problemi politici, malgrado il fatto che il piano prevedeva di raccogliere sul mercato 10 volte la capitalizzazione di Monte dei Paschi, impresa praticamente mai vista in Europa.

Il toscano Renzi voleva evitare un salvataggio pubblico a tutti i costi, perché le nuove regole europee avrebbero richiesto una condivisione delle perdite in presenza di bailout finanziato dai contribuenti.

I bondholder della banca includono circa 40.000 risparmiatori.

LA CORSA ALLE COMMISSIONI

JPMorgan da parte sua sperava di fare un grosso deal nell‘investment banking, una sfera dove quest‘anno in Italia è rimasta indietro rispetto al rivale Usa Goldman Sachs, secondo dati Thomson Reuters.

In caso di succeesso, JPMorgan e il co-adviser Mediobanca, con oltre 10 investment bank e il fondo Atlante, si sarebbero spartiti commissioni - secondo l‘ultimo aggiornamento del prospetto - per 558 milioni, una cifra più o meno pari a quella del valore di mercato della banca.

Conquistando la fiducia del cda, JPMorgan e Mediobanca hanno scalzato gli adviser di lungo corso, UBS e Citi, tutti impegnati nella battaglia per conquistare il bottino delle commissioni in un settore che potrebbe aver bisogno di 40 miliardi di capitale, senza considerare le cessioni di Npl, nei prossimi anni.

Monte dei Paschi ha detto in un comunicato ieri che le banche coinvolte nel piano di salvataggio fallito non riceveranno commissioni.

CAMPANELLI D‘ALLARME

I segnali di allarme sul piano hanno iniziato a sentirsi distintamente a inizio settembre, quando Monte dei Paschi ha annunciato all‘improvviso l‘uscita del Ceo Fabrizio Viola.

Viola aveva ricevuto una telefonata dal ministro all‘Economia Pier Carlo Padoan che gli comunicava che era necessario un ricambio ai vertici, secondo una fonte vicina alla situazione. Lo stato italiano è il primo azionista della banca a seguito del pagamento degli interessi dei Monti Bond in azioni.

In una tramissione televisa ad ottobre, Padoan aveva detto che, visto che il Mef è il primo azionista della banca, doveva avere un rapporto con il top management. Con Viola, aveva detto, si è valutato assieme cosa fosse meglio per la banca.

Dopo aver sondato centinaia di investitori in estate, le banche adviser hanno ritenuto che un cambio del management fosse necessario per portare a termine il piano, dato che con Viola la banca aveva bruciato 8 miliardi di capitali freschi, secondo fonti vicine al consorzio delle banche.

Monte dei Paschi lo ha sostituito con Marco Morelli, responsabile di Bank of America Merrill Lynch in Italia, che ha approntato un nuovo business plan. E’ poi partito un roadshow internazionale, con incontri con 280 investitori in Europa, Usa e Asia.

Non c‘è stata risposta. Un esponente di un hedge fund che ha partecipato a un incontro negli uffici di JPMorgan a New York ha descritto l‘atmosfera come ostile. Ha detto che c‘erano molte domande su come Mps pensava di riuscire a portare a termine il piano e molti investitori confusi su come potesse funzionare.

Alla disperata ricerca di investitori e nel tentativo di rispettare le richieste dei regolatori, il cda ha tenuto riunioni fiume che spesso si sono protratte nelle ore notturne, con un continuo aggiustamento ai piani e ai prospetti mentre pizze e bottiglioni di minerale varcavano le soglie della sede.

La diramazione di comunicati in piena notte è diventata una prassi non insolita. Morelli ha trascorso parecchie notti dormendo non più di tre ore, secondo una persona vicina al Ceo.

La campana a morto per il piano è suonata il 4 dicembre, quando l‘esito del referendum costituzionale è diventato un voto di sfiducia per il governo Renzi. Renzi ha lasciato, aprendo la strada a un possibile periodo di instabilità e spaventando i potenziali investitori.

La crisi di governo ha affondato la speranza finale: il possibile investimento da 1 miliardi del fondo sovrano del Qatar non si è mai materializzato.

Fonti vicine al consorzio riferiscono che tutte le banche hanno lavorato duramente per salvare l‘operazione, ma il referendum è stato il suggello finale al suo fallimento.

-- hanno collaborato Stefano Bernabei e Giuseppe Fonte da Roma, Maiya Keidan e Ritvik Carvalho da Londra

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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