14 dicembre 2016 / 17:44 / in un anno

Mediaset, Vivendi al 20%, famiglia Berlusconi "compatta", governo monitora

MILANO (Reuters) - Vivendi è arrivata in tre giorni al 20% di Mediaset e la famiglia Berlusconi risponde compatta per bocca del suo patriarca, supportata anche dalle parole allarmate del ministro Carlo Calenda.

L'ex premier Silvio Berlusconi, socio di controllo di Mediaset attraverso Fininvest in tv su RaiUno il 30 novembre scorso. REUTERS/Remo Casilli

Con una nota telegrafica la società guidata da Vincent Bolloré ha annunciato a mercati chiusi il superamento della soglia del 15% e il raggiungimento del 20% del Biscione. Solo due sere fa aveva detto di aver acquistato il 3% e di puntare “in un primo tempo” al 10-20% del capitale.

Dopo la reazione della holding di famiglia Fininvest, che ieri ha arrotondato la sua quota di controllo e presentato denuncia in procura per manipolazione del mercato, oggi è Silvio Berlusconi a parlare smentendo le voci di dissidi interni alla famiglia sull‘atteggiamento da assumere con i francesi, con cui è in corso un contenzioso legale dopo che questa estate Vivendi ha rotto il contratto di acquisto della pay Tv Premium che prevedeva anche una scambio azionario tra i due gruppi.

L‘ingresso nel capitale di Mediaset, “non concordato preventivamente con Fininvest, non può essere considerato altro che un‘operazione ostile”, ha detto Silvio Berlusconi che oggi, dice una fonte, ha riunito i figli per discutere le contromosse.

“Quanto a noi, c‘è la compattezza più assoluta della mia famiglia su un punto molto preciso: non abbiamo alcuna intenzione di lasciare che qualcuno provi a ridimensionare il nostro ruolo di imprenditori. Per questo abbiamo aumentato la nostra partecipazione e continueremo a farlo nei limiti consentiti dalle leggi”, annuncia e puntualizza: “Non è certo questo il miglior biglietto da visita che Vivendi possa esibire nel riproporsi come azionista industriale della società”, puntualizza.

Fininvest è salita ieri a 38,266% del capitale e potrebbe arrivare a 39,7% senza dover lanciare un‘opa. Considerando le azioni proprie senza diritto di voto (ora 3,8% ma Mediaset può arrivare a 10%), la famiglia potrebbe contare al massimo su diritti di voto per 44,11% senza obblighi di opa.

Al suo fianco, oltre ovviamente all‘amico e presidente di Mediaset Fedele Confalonieri (“sarà dura, ma ci difenderemo a denti stretti”), compare oggi anche il neogoverno nella figura del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: “Premesso l‘assoluto rispetto del governo italiano per le regole di mercato, non sembra davvero che quello che potrebbe apparire come un tentativo, del tutto inaspettato, di scalata ostile a uno dei più grandi gruppi media italiani, sia il modo più appropriato di procedere per rafforzare la propria presenza in Italia”. “Il governo monitorerà con attenzione l‘evolversi della situazione”, ha dichiarato Calenda in una nota, forse anche per placare le elucubrazioni su un nuovo premier, Gentiloni, meno vicino a Berlusconi di quanto non fosse Matteo Renzi.

La battaglia piace invece al mercato: salita ieri di quasi il 32%, Mediaset ha chiuso oggi, molto sotto i massimi di giornata, a +1% in un mercato debole. Altissimi i volumi, pari complessivamente al 7% del capitale.

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