7 dicembre 2016 / 13:11 / un anno fa

INTERVISTA - M5s, per advisor movimento non è pronto al successo, rischia di perdere l'attimo

ROMA (Reuters) - Il Movimento Cinque Stelle è rimasto spiazzato dal risultato del referendum costituzionale di domenica perché non si aspettava una vittoria del no così netta, e ora naviga a vista nella gestione della crisi di governo che si aprirà con le dimissioni del premier, Matteo Renzi.

M5s, per advisor movimento non è pronto al successo, rischia di perdere l'attimo . REUTERS/Remo Casilli

E anche se alle prossime elezioni potrebbe diventare il primo gruppo parlamentare per numero di voti, il M5s rischia rapidamente di perdere consensi e peso, perché ha un‘identità “confusa” e manca di un programma definito.

A dirlo è Aldo Giannuli, docente universitario molto vicino al movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

“La botta è stata più forte del previsto, nessuno si aspettava un boom del genere”, dice a Reuters Giannuli, che insegna Storia del mondo contemporaneo alla Statale di Milano e ha collaborato negli ultimi anni con lo scomparso Casaleggio, e ora col figlio Davide.

“Il problema però è che il M5s ha un‘analisi politicamente insufficiente, manca di visione strategica. Si è intestato la vittoria del no come se il passaggio dal referendum a un suo trionfo elettorale fosse automatico. Non ha capito la complessità della situazione e le convulsioni politiche che ci saranno”.

Per Giannuli, che è un esperto di sistemi elettorali, la richiesta di Grillo di andare subito a elezioni con l‘Italicum è basata su “un ragionamento totalmente infondato”, perché il presidente della Repubblica non permetterà di votare prima che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legge elettorale, probabilmente modificandola.

“È probabile che la Consulta (che si riunirà il 24 gennaio 2017) modifichi l‘Italicum come ha già fatto con il Porcellum, abolendo il ballottaggio e ridimensionando fortemente il premio di maggioranza, ma lasciando le soglie di sbarramento”, dice Giannulli.

L‘attuale legge elettorale della Camera ha alte soglie di sbarramento e assegna un consistente premio di maggioranza alla lista che ottiene al primo turno almeno il 40%, prevedendo altrimenti un ballottaggio tra le due forze più votate.

Secondo numerosi sondaggi, se si votasse con questo sistema è probabile una vittoria del M5s al secondo turno contro il Pd, grazie anche ai voti degli elettori di destra.

“Per questo è scattata una conventio ad excludendum contro il movimento, per impedire che possa vincere”, dice ancora Giannuli, secondo cui si voterà in primavera e il M5s diventerà comunque la prima forza politica, in una legislatura che però sarà breve, “uno-due anni”.

Il professore, che ha un passato nell‘estrema sinistra e considera quello di Grillo un partito di massa anti-liberista, dice che il M5s ha una finestra molto stretta per evitare di diventare rapidamente marginale.

“Prima di tutto, se crolla Renzi, crolla il miglior sponsor del M5s, perché chi ha votato magari Virginia Raggi a Roma pur di andare contro il premier ora ci penserà due volte. Per questo il M5s dovrebbe irrobustire la propria identità, con un pacchetto di proposte serie. Un‘identità non si costruisce in due mesi, e finora non si è fatto”, spiega.

Per Giannuli se poi il M5s dovesse andare davvero al governo, sia con l‘Italicum che con un sistema più proporzionale (“magari con governo di minoranza sostenuto dai leghisti, come vorrebbe qualcuno dei grillini”, dice), non durerebbe più di qualche mese. E già alle successive elezioni “non conterebbero più niente”.

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