5 dicembre 2016 / 16:56 / in un anno

Prada, pm Milano chiede archiviazione inchiesta fiscale

MILANO (Reuters) - La procura di Milano ha chiesto oggi l‘archiviazione dell‘indagine penale per omessa dichiarazione dei redditi a carico dei co-amministratori delegati di Prada, Miuccia Prada e il marito Patrizio Bertelli, dei fratelli Marina Maria e Alberto Prada e di due professionisti di riferimento del gruppo.

Prada, pm Milano chiede archiviazione inchiesta fiscale REUTERS/Arnd Wiegmann

Lo ha riferito una fonte a conoscenza del dossier, e lo si evince dai documenti letti da Reuters. La richiesta, depositata dai pm Gaetano Ruta e Adriano Scudieri, viene motivata con la “causa di oggettiva non punibilità”, vista l‘estinzione del debito tributario.

La richiesta firmata dai pm riguarda anche le posizioni di Marco Salomoni e Fabio Gaggini, commercialisti e consulenti di riferimento del gruppo.

Una volta che il giudice delle indagini preliminari avrà disposto l‘archiviazione, si chiuderà così definitivamente anche la parte penale del procedimento che aveva visto l‘accordo fra l‘Agenzia delle Entrate e gli indagati, col gruppo Prada che nel 2013 ha pagato 381 milioni di euro e Bertelli, Miuccia, Marina e Alberto Prada che hanno versato 22,3 milioni per le omesse dichiarazioni per gli anni fiscali dal 2007 al 2011.

Non è stato al momento possibile avere un commento dagli interessati.

La vicenda risale alla fine del 2013, quando il gruppo Prada decise autonomamente di procedere con la “voluntary disclosure”, sostanzialmente rimpatriando tutte le attività dei soci all‘estero e, in particolare, delle società di controllo localizzate in Olanda e Lussemburgo.

Il procedimento venne definito sul piano amministrativo versando all‘Agenzia delle Entrate oltre 400 milioni di euro.

La procura di Milano aprì quindi una inchiesta penale con le ipotesi di reato di omessa dichiarazione di redditi “occultati dietro lo schermo di società interposte” e per “esterovestizione”.

In una memoria presentata nel giugno scorso, i legali del gruppo sottolinearono come l‘iniziativa di “disclosure” fosse partita spontaneamente dal management allo scopo di assicurare centralità alla gestione operativa in Italia e che la collaborazione spontanea con l‘Agenzia delle Entrate condusse al trasferimento in Italia della catena di controllo del gruppo, il totale rimpatrio delle attività finanziarie detenute all‘estero, oltre alla “totale estinzione dei debiti tributari definiti all‘esito delle procedure”.

Elementi di prova verificati e accolti dalla procura che, nella sua richiesta di archiviazione, cita la norma in base a cui i reati ipotizzati “non sono punibili se i debiti tributari... sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti... prima che l‘autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell‘inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali”.

Di qui “la causa sopravvenuta di esclusione della punibilità” e la richiesta dei pm che metterà fine alla vicenda perché “l‘azione penale non può essere esercitata” vista la “non punibilità”.

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