24 novembre 2016 / 17:47 / un anno fa

Mps, assemblea approva aumento da 5 miliardi per salvare banca, aleggia incognita referendum

SIENA (Reuters) - I soci del Monte dei Paschi di Siena, presenti per poco più del 20% del capitale, hanno approvato dopo nove ore a larghissima maggioranza il decisivo aumento di capitale da 5 miliardi. Spetta ora al management, guidato dall‘AD Marco Morelli, portare a termine l‘operazione subito dopo il referendum costituzionale per salvare la banca dalla risoluzione.

L'ingresso del Monte dei Paschi a Siena. REUTERS/Max Rossi/File photo

Il piano non ha alternative. Serve a pulire il bilancio da 27 miliardi di sofferenze lorde, ad alzare le coperture per i crediti dubbi e ripianare le perdite con la ricapitalizzazione basata su tre pilastri: conversione volontaria fino a circa 5 miliardi di obbligazioni subordinate da cui la banca stima di ricavare poco più di un miliardo; uno o più investitori cornerstone; un‘offerta di nuove azioni, senza diritto di opzione ai soci, per arrivare in tutto a 5 miliardi di nuovo capitale.

Per minimizzare le richieste al mercato, Morelli, in banca da 70 giorni, sta cercando anchor investor e ha già incontrato più di 250 investitori. “Il 50% nel Regno Unito, il 22% in Usa e il 24% in altri paesi, coprendo tutte le tipologie”, da grossi private equity, a fondi sovrani e istituzionali inclusi hedge fund. Ma nessuno ha preso impegni vincolanti.

”Come prassi questi interlocutori prendono impegni vincolanti in prossimità del lancio“, e in particolare quando viene aperta la finestra di sottoscrizione”, ha detto.

Il piano deve avere tutte e tre le gambe per stare in piedi e l‘aumento verrà lanciato subito dopo il referendum del 4 dicembre, scadenza a cui il governo rischia di legare la sua sopravvivenza e Mps la possibilità di realizzare il suo piano di mercato.

ASPETTARE IL VOTO DEL 4 DICEMBRE

Per questo tra gli azionisti c‘è chi aspetterà l‘esito del voto per decidere se sostenere la banca.

Come ha spiegato in assemblea il presidente della Fondazione, un tempo maggiore azionista dell‘istituto senese ed espressione del legame con il territorio. Oggi quella partecipazione è ridotta a una quota appena scesa allo 0,7%.

“Quasi tutti dicono che anche questo esito referendario, che personalmente tenderei a non sovrastimare, va tenuto in considerazione”, ha detto Clarich.

Quindi, gli è stato chiesto, aspetterete l‘esito del referendum per decidere se aderire all‘aumento? “Se è possibile per i tempi tecnici, certamente sì”, ha risposto.

Per Morelli però l‘impegno della banca nella realizzazione del piano “è sicuramente sganciato dall‘esito del referendum”.

“Che poi qualcuno faccia valutazioni sull‘esito del passaggio referendario, ognuno è libero di farle. Noi diamo una valutazione di quello che pensiamo di poter fare, indipendentemente da variabili ambientali”.

SIENA IN GINOCCHIO

Tra i piccoli azionisti senesi, alla richiesta del terzo aumento in tre anni, c‘è scoramento e rabbia. “Siamo tutti concordi nel dire che con il disastro Monte Paschi, Siena è distrutta. Siena è attonita, mortificata, messa in ginocchio”, ha detto nel suo intervento l‘azionista ed ex dipendente Marcella Mugnaini.

“Oggi ci si chiede il perché i dipendenti rischiano il posto di lavoro e i clienti i risparmi di una vita per una banca che poco più di un decennio fa era la più liquida e solida d‘Europa”, ha detto.

Il 55% del capitale della banca è oggi in mano a 150.000 azionisti singoli, cioè persone fisiche, ha detto in assemblea il presidente uscente Massimo Tononi.

Prima del referendum e dell‘aumento che partirà subito dopo, ci sarà una finestra di 5 giorni, tra lunedì 28 e venerdì 2 dicembre per aderire all‘offerta di swap dei bond subordinati, ha spiegato Morelli, chiarendo che il lancio è condizionato al via libera di Consob al prospetto.

Mps è uscita come la peggiore banca dallo stress test europeo del luglio scorso e questo ha portato la Bce a chiedere un piano di risanamento cancellando sofferenze e ripianando di conseguenza il capitale.

La banca, offrendo ai suoi obbligazionisti subordinati condizioni generose (Morelli ha parlato di “premio sostanziale” per la conversione in nuove azioni), li ha anche avvertiti che se questo piano non avrà successo, non ci sono alternative alla risoluzione, che prima di tutto colpirà azioni e bond subordinati. Pur senza indicare soglie minime di adesione a questa conversione, le banche che hanno dato impegno di garanzia per l‘aumento lo hanno subordinato a “una percentuale soddisfacente di conversione dei bond”, ha ricordato l‘AD che non ha voluto dare indicazioni su questo.

SPETTRO RISOLUZIONE

“La situazione attuale al di là di scelte politiche che sono state fatte in passato, dipende dall‘atteggiamento che l‘organo di vigilanza ha nei confronti della banca”, ha detto Morelli sottolineando più volte nell‘assemblea che se non dovesse riuscire a centrare in pieno gli obiettivi dovrà tornare a Francoforte a discutere i passi conseguenti.

“Il bail-in è una cosa che la banca non ha mai considerato. Qualunque esito diverso da quello previsto per l‘aumento andrà discusso con l‘autorità di vigilanza”, ha detto Morelli.

Quanto peserebbe un bail-in è stato però indicato a un socio. In una risposta scritta a un azionista, distribuita ai soci in assemblea e visionata da Reuters, la banca stima in 13 miliardi il contributo che dovrebbero dare i titolari di passività assoggettabili a bail-in in caso di necessità di intervento del fondo di risoluzione. E’ l‘8% del totale delle passività pari a 162,851 miliardi, secondo dati della banca “sulla base della posizione del gruppo Mps al 31/12/2015”.

A quel punto potrebbe intervenire per un massimo di 8 miliardi il Fondo di risoluzione per ricostituire il capitale e mantenere in vita la banca più antica del mondo.

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