24 novembre 2016 / 16:36 / un anno fa

Alitalia valuta taglio fino a 2.000 posti lavoro per risanarsi

ROMA (Reuters) - Alitalia potrebbe tagliare fino a 2.000 posti di lavoro e almeno 20 aerei in un ultimo tentativo, da parte dell‘azionista di controllo Etihad, di riportare in equilibrio la società.

Lo hanno detto alcune fonti vicine alla vicenda.

La compagnia emiratina ha investito in Alitalia nel 2014 promettendo di riportare all‘utile il vettore italiano entro il 2017. Ma due anni dopo l‘accordo, Alitalia perde mezzo milione di euro al giorno e rimarrà in rosso probabilmente per i prossimi due o tre anni, ha detto una delle fonti.

Il management della compagnia sta studiando diverse possibilità per spingere i ricavi e creare una società che possa generare profitti ma nessuna decisione è stata presa, spiegano le fonti.

Tra le opzioni ci sarebbe quella di tagliare tra 700 e 2.000 posti di lavoro, secondo quanto riferito da tre diverse fonti, mossa che metterebbe in allarme sindacati e politica.

Il governo ha finora difeso gelosamente la sindacalizzata Alitalia e i suoi 12.700 lavoratori, rivendicandone la natura strategica anche per garantire migliori collegamenti sul territorio.

La compagnia potrebbe anche mettere a terra 20 aerei, per lo più Airbus A320, per tagliare le rotte meno redditizie sulla tratta domestica dove è forte la concorrenza delle low cost e dell‘alta velocità ferroviaria, hanno detto due fonti.

Alitalia sta anche cercando di rinegoziare i termini dell‘alleanza con Air France-KLM e la statunitense Delta Air Lines per spingere il traffico sulle più profittevoli rotte transatlantiche.

Alitalia ha detto che il prossimo step del piano industriale sarà presentato presto agli azionisti e allo staff preferendo non commentare nessun rumour fino ad allora.

Nessun commento da Etihad.

Quando Etihad ha rilevato il 49% di Alitalia ha promesso di tagliare i costi, trasformare l‘Aeroporto di Fiumicino in un hub intercontinentale, rafforzare il business del cargo e aumentare le nuove destinazioni a lungo raggio da Roma e Milano.

Ma la ristrutturazione è stata ostacolata da una politica aggressiva delle compagnie low cost, come Ryanair, sulle tratte domestiche e dagli attacchi terroristici in Europa che hanno ridotto il traffico aereo.

Il mese scorso l‘AD di Etihad, James Hogan, ha comunicato in una intervista al Corriere della Sera la frustrazione contro i sindacati, che si sono messi di traverso al taglio dei costi, e contro il governo che non sostiene il suo piano di risanamento.

Etihad aveva sperato di poter utilizzare l‘aeroporto cittadino di Milano, Linate, per far decollare gli aerei Alitalia fuori dall‘Europa, ma il progetto è stato bloccato. La compagnia avrebbe bisogno di capitali freschi ma gli azionisti italiani non intendono investire altro cash.

Gli investitori italiani, che controllano il 51% delle azioni e comprendono anche Intesa Sanpaolo e Unicredit, hanno da tempo smesso di interessarsi attivamente alla compagnia e preferirebbero uscire, hanno riferito persone a conoscenza del dossier.

Una delle opzioni discusse è la conversione di un bond in strumenti partecipativi senza diritto di voto, consentendo ad Etihad di ricapitalizzare senza violare il tetto alla partecipazione che dà diritto all‘Alitalia di godere dello status di compagnia europea. Non è però certo un nuovo investimento da parte degli emiratini.

“Con i bassi prezzi del petrolio, sarà un compito arduo per Etihad convincere Abu Dhabi a mettere altro cash”, secondo una fonte. “Hanno già messo un sacco di soldi in Alitalia e altri. Adesso è il tempo di riscuotere”.

- Hanno collaborato Alberto Sisto a Roma, Paola Arosio a Milano e Victoria Bryan a Berlino

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