21 novembre 2016 / 17:37 / un anno fa

INTERVISTA - Italgas, da referendum no impatti su gare, punta a rilevare piccoli operatori

MILANO (Reuters) - Le incertezze legate all‘esito del referendum costituzionale non avranno impatti sulle gare per affidare i servizi di distribuzione del gas nei 177 Atem (ambiti territoriali della distribuzione del gas) che, già a dicembre, vedrà un importante appuntamento con quello di Torino2. Nel frattempo il gruppo è pronto a lanciare il primo bond da 500-700 milioni di euro con durata sette-dieci anni, parte di un pacchetto di emissioni a medio-lungo termine per massimi 2,8 miliardi entro il 31 ottobre 2017

“Siamo pronti a partire con l‘emissione e quando vedremo uan finestra opportuna la coglieremo. Faremo bond con durata 7-10 anni con un taglio fra 500-700 mln di euro ciascuno”, ha detto l‘AD Gallo in un‘intervista a Reuters. Alla domanda se il lancio sarà entro l‘anno, il manager ha così risposto: “Dipenderà dai mercati. Credo che la stiamo gia scontando tutta questa incertezza. A fini dell‘emissione, questa turbolenza sui mercati si traduce in una cautela per avere il miglior prezzo possibile”.

Una turbolenza che non ha risparmiato anche l‘andamento del titolo in Borsa che, dal debutto il 7 novembre scorso post scissione da Snam a oggi, ha lasciato sul terreno oltre il 21%, penalizzato anche dalla volatilità sui mercati post-vittoria a sopresa di Donald Trump alle elezioni Usa.

“Ci aspettavamo una volatilità del titolo nella prima settimana, poi l‘effetto elezioni americane l‘ha ingigantita. In alcune sedute sono stati scambiati titoli, pari al 4% del capitale”, spiega il manager che sottolinea, tuttavia, come Italgas, con la promessa di una cedola di 20 centesimi per azioni nel 2016, di fatto offre un rendimento del dividendo intorno al 6,4%. A incidere sulle vendite, inoltre, anche i profitti dei piccoli investitori che hanno preferito cedere subito sul mercato le azioni ottenute dalla scissione con Snam.

Tornando alle gare dei 177 Atem, Gallo non crede che ci possano essere degli effetti legati all‘esito del referendum che si svolgerà il prossimo 4 dicembre “perché il processo di gare è iniziato diversi anni fa e c‘è un decreto che imponeva determinate date”.

“Credo che sia nell‘interesse di chi li bandisce perché in questo modo si possono avere impegni di investimenti più elevati sul territorio rispetto a quelli attuali con i piccoli operatori, come per l‘installazione degli smart meter” aggiunge.

Italgas punta a raggiungere una quota di mercato superiore al 40% nel settore della distribuzione del gas dal 34% attuale.

“I primi atem che ci interessano sono quelli dove abbiamo una quota di mercato (numero di contatori su quelli totali) molto elevata. In circa 40 atem siamo a circa l‘80% di quota di mercato e riteniamo di avere una probabilità di successo molto elevata” spiega l‘AD.

Anche il capitolo acquisizioni non è da escludere. “Ci piacerebbe crescere, ma farlo prima delle gare fa emergere un chiaro tema Antitrust: se si riduce il livello di competitività nei singoli atem, verrebbe considerato negativamente, mentre si può crescere per acquisire altre società o concessionari a gare concluse”, evidenzia Gallo.

Alla domanda se Italgas punti a grossi player, del calibro di A2A, Iren o Hera , Gallo è fermo: “Non credo che a valle di queste gare Iren o Hera siano disponibili a vendere le società di distribuzione, al massimo ci potrebbe essere qualche piccolo operatore disponibile a vendere post gara”.

Infine, relativamente alla quota di Romano Minozzi, l‘imprenditore delle ceramiche che ha il 3,847% del capitale, primo socio privato alle spalle di Snam al 13,5% e Cdp con il 26,045%, “non ha venduto e crede molto nella società e nel piano che abbiamo presentato”.

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