18 novembre 2016 / 13:07 / un anno fa

ECONOMICA - Prezzi in ripresa, ma non in Italia, nuovo rischio per Roma

MILANO (Reuters) - I prezzi ancora in calo mentre quelli della zona euro accelerano sono il nuovo problema con cui si deve confrontare l‘Italia.

ECONOMICA - Prezzi in ripresa, ma non in Italia, nuovo rischio per Roma. REUTERS/Dado Ruvic

I dati definitivi di ottobre attestano una differenza di 0,7 punti percentuali, il massimo da quando è stato creato l‘euro. Il ribasso annuo italiano dello 0,2% si confronta infatti con il rialzo dello 0,5% dell‘area della moneta unica.

Non va diversamente con l‘indicatore più guardato dagli economisti: l‘inflazione core, che depura il dato dagli andamenti erratici di beni energetici e alimentari non lavorati, in Italia sale dello 0,2%, nella zona euro dello 0,7%.

L‘Italia soffre di una crescita dei salari inferiore a quella degli altri paesi. La pressione sui prezzi interni, quindi, se c‘è, è al ribasso con l‘effetto di mantenere il tasso di inflazione in territorio negativo.

Il perpetuarsi di questo differenziale potrebbe avere tra qualche mese effetti devastanti per l‘Italia. Se la Bce, alla luce di un‘inflazione continentale più vicina al 2%, decidesse di abbandonare l‘attuale politica ultra-espansiva, scelta non attesa per dicembre, i tassi di interesse risalirebbero, probabilmente ben più di quanto visto in questi giorni. Il costo del debito italiano aumenterebbe senza la ricaduta positiva che l‘inflazione porta con sè: un Pil nominale più alto, utile a contenere il rapporto debito/pil.

Per il 2017 il governo prevede il tasso a lungo termine all‘1,80%, un livello oltre cui le tensioni degli ultimi giorni hanno già spinto il rendimento del Btp a 10 anni, che pure solo tre mesi fa era calato sino all‘1,03%.

Il quadro attuale offre però nel breve termine elementi tranquillizzanti.

La Bce, nelle minute relative al consiglio del 20 ottobre rese note ieri, ha sottolineato che nella zona euro l‘inflazione core manca ancora di un convincente trend al rialzo e che la dinamica salariale è inaspettatamente contenuta.

L‘8 dicembre le nuove stime di Francoforte daranno un quadro aggiornato. A settembre lo staff Bce vedeve il tasso di inflazione della zona euro 2017 all‘1,2%, livello appena sotto l‘1,3% visto dall‘ultimo sondaggio Reuters pubblicato oggi.

A limitare un deciso avvicinamento al target del 2% è anche un effetto statistico. Negli ultimi mesi il rialzo dei prezzi europei è stato favorito dal confronti con mesi del 2015 in cui il livello dei prezzi del petrolio era analogo o ancora più basso. Un ‘effetto base’ a sostegno dell‘inflazone che nei prossimi mesi non ci sarà più o quasi.

Questi fattori allontanano il verificarsi dello scenario peggiore, ma il campanello d‘allarme è ormai suonato.

L‘Italia è già alle prese con il nervosismo del mercato per l‘esito del referendum e il rischio di instabilità politica.

Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund decennali è in area 180 punti base, ai massimi da due anni fa, mentre il rendimento del 10 anni è ritornato sopra quota 2%, un livello fisiologico in tempi normali, un po’ meno in presenza degli acquisto quotidiani della Bce.

Senza questo sostegno un forte peggioramento, visto le attuali condizioni ecomomico-politiche dell‘Italia, sarebbe inevitabile.

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