17 novembre 2016 / 15:27 / un anno fa

Legge elettorale, Renzi: si farà a prescindere da esito referendum

After an earthquake in central Italy, Italian Prime Minister Matteo Renzi gestures before leaving Camerino, Italy October 27, 2016. REUTERS/Max Rossi - RTX2QQ5V

ROMA (Reuters) - La nuova legge elettorale si farà a prescindere dal risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Lo assicura oggi il presidente del Consiglio Matteo Renzi, a poco più di due settimane da una consultazione popolare che vede il no avanti nei sondaggi tra il 3 e il 7% ma ancora un 20% circa di indecisi. Il premier sta girando mezza Italia - oggi è in Sardegna - per provare a ribaltare l‘attuale scenario.[nL8N1DI2J0]

Renzi ha sempre legato la sua permanenza a Palazzo Chigi al successo del referendum costituzionale da lui proposto, che prevede il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione dei parlamentari e il taglio dei costi tramite anche l‘abolizione di organi costituzionali considerati ormai superflui.

Una sconfitta al referendum potrebbe portare a elezioni anticipate, rispetto alla scadenza naturale della legislatura nel 2018.

Andare a votare con l‘attuale Italicum, che prevede un ballottaggio se nessuno arriva al 40%, secondo i sondaggisti porterebbe alla vittoria al secondo turno del Movimento 5 Stelle, sia in caso di confronto contro i democratici che contro il centrodestra.

Proprio la possibilità della vittoria di un movimento anti-establishment, resa ancora più probabile in Italia come altrove dopo l‘inattesa elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, ha dato nuova spinta tra le forze politiche a trovare un consenso per cambiare il meccanismo di voto.

“Si fa comunque la legge elettorale nuova, si fa in ogni caso, è un impegno preso, punto”, ha detto Renzi a Rtl 102.5, “sia che vinca il sì, sia che vinca il no”.

Nella stessa intervista, Renzi ha detto anche, però, che non si presterebbe a guidare un governo di scopo, nel caso in cui il suo esecutivo politico cadesse.

“Io non posso esser quello che si mette d‘accordo con gli altri partiti per fare il governo di scopo o un governicchio”, ha detto, spiegando poi: “Il governo tecnico lo abbiamo già avuto più volte, era quello che tirava su le tasse, noi le abbiamo tirate giù”.

Il premier non ha precisato se tale sua preclusione si esplicherebbe nei riguardi di un governo tecnico in generale, anche se non guidato da lui.

“Tutta questa parte la vedremo dopo il 5 dicembre”, ha proseguito, riferendosi agli scenari politici che potrebbero aprirsi in caso di vittoria del ‘no’.

Se il premier non riuscisse nel suo intento e il no dovesse avere la meglio, difficilmente il Pd potrebbe sottrarsi dal sostenere un governo di scopo che cambi l‘Italicum per poi andare alle urne. Anche se non a guida Renzi.

Nei giorni scorsi Renzi ha cercato un accordo con la minoranza interna - fautrice del no - per modificare l‘Italicum su tre punti: in primis il ritorno al turno unico che scongiurerebbe il pericolo grillini, poi la possibilità di un premio per le coalizioni e non più per le singole liste, e in ultimo l‘istituzione di singoli collegi.

Dalla minoranza del suo partito, anche oggi, si prova a forzare in questo senso. “O cambia l‘Italicum entro il giorno in cui si vota la riforma istituzionale o non daremo il nostro consenso. Il Pd ha 400 parlamentari, se vuoi cambiare l‘Italicum vai in aula e lo cambi”, ha detto Roberto Speranza, esponente bersaniano, durante un dibattito sul referendum su RaiNews24.

I cinque stelle non vogliono sentir nemmeno parlare di modifiche all‘Italicum, mentre Forza Italia è d‘accordo a cambiarlo, come ribadito recentemente anche da Silvio Berlusconi, ma con una coloritura che lo riavvicini al proporzionale.

(Valentina Consiglio)

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