14 novembre 2016 / 14:17 / in un anno

Ue divisa su rapporti con Turchia dopo tentato colpo di Stato

BRUXELLES (Reuters) - L‘Unione europea si è trovata divisa oggi su come comportarsi con la Turchia per il giro di vite nei confronti dei presunti sostenitori del fallito colpo di Stato di luglio.

L‘Austria guida il fronte dei Paesi che vogliono sospendere i colloqui per l‘ingresso di Ankara nella Ue, fronte fermamente osteggiato dalla Gran Bretagna.

Mentre i 28 Stati membri si incontravano a Bruxelles, da Ankara il presidente turco Tayyip Erdogan si è detto pronto a tenere un referendum per decidere se proseguire o meno i colloqui sull‘ingresso nell‘Unione, e ha ribadito che ripristinerebbe la pena di morte - una mossa che porrebbe fine ai negoziati sulla membership - se il Parlamento approvasse una legge in proposito.

La Turchia ha sospeso, licenziato o arrestato almeno 110.000 persone, inclusi militari, giudici e insegnanti, dal tentativo di colpo di Stato. I detrattori di Erdogan lo accusano di usare la situazione come pretesto contro i dissidenti, ma il presidente smentisce.

“Non sono per portare avanti i negoziati di ingresso e ritengo che questa Turchia non abbia un posto nell‘Unione europea”, ha detto il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz arrivando a Bruxelles.

Ma Boris Johnson, ministro degli Esteri della Gran Bretagna che dovrebbe lasciare la Ue nei prossimi cinque anni, ha invitato alla prudenza nei rapporti con la Turchia, un Paese che è un alleato importante, prevalentemente islamico, sulla sponda sud del Mediterraneo.

“Non dovremmo spingere la Turchia in un angolo, non dovremmo avere una reazione spropositata contro il nostro interesse collettivo”, ha detto Johnson.

Nonostante i crescenti timori sui diritti umani e la libertà di stampa in Turchia, l‘Unione Europea ha spesso attenuato le critiche nei confronti di Erdogan e del suo governo, la cui collaborazione è necessaria per contenere i numeri dell‘immigrazione.

Oltre 1,3 milioni di migranti sono arrivati in Europa l‘anno scorso. L‘accordo con la Turchia, fortemente criticato da associazioni umanitarie, ha drasticamente ridotto i flussi.

Il Lussemburgo sostiene la posizione austriaca, mentre secondo Francia e Germania interrompere i negoziati farebbe più male che bene.

(Gabriela Baczynska)

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