14 novembre 2016 / 11:12 / un anno fa

UniCredit e SocGen non commentano voci mercato su fusione

MILANO/PARIGI/LONDRA (Reuters) - UniCredit e Société Générale non hanno commentato le voci di mercato di una fusione tra i due istituti. Indiscrezioni rimbalzate stamane ma in realtà sullo sfondo fin dalla nomina di Jean-Pierre Mustier alla guida della banca italiana.

UniCredit e SocGen non commentano voci mercato su fusione. REUTERS/Alessandro Bianchi

I titoli, dopo un‘immediata fiammata al rialzo, sono poi rientrati nei ranghi in linea con il ritracciamento del mercato. UniCredit è balzato fino a +5,59% e alle 11,30 segna -0,09% con volumi nella norma, mentre SocGen aveva superato +2% e ora scambia a +0,88%.

Una fonte interna a UniCredit ha riferito nei mesi scorsi che alcuni manager della banca temono che il punto di arrivo della strategia di Mustier, che nel suo curriculum vanta un‘esperienza a SocGen come capo del Cib, sia un‘integrazione con la banca francese.

Un investment banker di una banca concorrente ha descritto uno scenario simile. Secondo il banchiere, un‘operazione di questo tipo potrebbe aver luogo soltanto dopo 12-18 mesi dall‘aumento di capitale a cui Mustier sta lavorando e che dovrebbe essere finalizzato nel primo trimestre del 2017.

Sabato alcune fonti vicine alla situazione hanno riferito che Mustier sta lavorando a un aumento di capitale tra 10 e 13 miliardi di euro.

I numeri oggi dicono che SocGen ha una capitalizzazione più che doppia rispetto a quella di UniCredit: 32 miliardi per la banca francese contro i 14 di quella italiana. Un aumento di capitale di 13 miliardi porterebbe UniCredit quasi allo stesso livello di SocGen rendendo possibile un “merger of equals”. E questo sarebbe il motivo per cui Mustier punta a raccogliere con l‘aumento più del necessario, secondo il banchiere.

Altre due fonti tuttavia dicono che un‘integrazione tra le due banche è improbabile a causa dei paletti regolamentari.

Scettico anche un analista che preferisce non essere citato, secono cui “le due banche non sono incompatibili, ma verrebbe un mostro ingestibile”.

“Avrebbero necessità di capitale ancora più alte perché diventerebbe ancora più global sifi, quindi se oggi viene chiesto un 1% in più domani potrebbe essere un 2%. E quindi che vantaggio hai a fonderti se poi hai bisogno di più capitale? In questo contesto è improbabile, poi in futuro non si sa mai, ma secondo me non si farà mai. E’ troppo complicata la cosa”, spiega.

L‘analista sottolinea anche gli ostacoli politici di un‘operazione di questo tipo. “L‘Italia non è così disponibile a perdere la seconda banca del paese e la Francia lo stesso”, dice.

(Paola Arosio, Pamela Barbaglia, Maya Nikolaeva, Gianluca Semeraro)

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