7 novembre 2016 / 10:34 / un anno fa

Banche Europa cercano di evitare nuovo tsunami su capitale da Basilea 4

ROMA (Reuters) - Le banche europee stanno premendo sui loro supervisori e sulle autorità comunitarie per evitare che a fine anno passino nuovi standard sui requisiti di capitale, già battezzati Basilea 4, che potrebbero far salire di quasi 900 miliardi il capitale core chiesto agli istituti, 55% in più dei 1.574 miliardi di Cet1 che hanno oggi.

Le stime di impatto del nuovo tsunami regolatorio, elaborate dalla federazione bancaria europea (Fbe), sono state illustrate dall’Abi a Ravenna nel fine settimana, assieme agli effetti che avrebbero sul credito all’economia.

Adottare la revisione di Basilea 3 significherebbe per una banca europea dover avere più capitale per dare altro credito o razionare il credito per evitare nuove ricapitalizzazioni.

Il set di nuove regole, da definire a cavallo di Natale per essere in vigore nel 2020, aumenta la ponderazione del rischio per il project finance e chiede assorbimento di capitale anche per il credito accordato ma non utilizzato, ha spiegato l’Abi.

“Il Comitato di Basilea è andato oltre il mandato ricevuto e non ha fornito una stima di impatto delle sue proposte”, ha detto Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi e presidente del comitato esecutivo della Fbe, che rappresenta 32 associazioni bancarie nazionali a cui fanno capo circa 4.500 istituti.

“I mercati tendono ad anticipare gli effetti delle nuove regole, mentre il tempo per modificare la proposta è molto limitato”, aggiunge, riferendosi all’incontro di fine novembre a Santiago del Cile del GHOS, il gruppo dei governatori delle banche centrali e dei capi della vigilanza prudenziale, che dovrà esaminare e validare la proposta del comitato di Basilea.

Il mandato al Comitato di Basilea dal G20 era per una revisione di Basilea 3 per una migliore armonizzazione ma senza un incremento significativo dei requisiti di capitale chiesti alle banche.

L’analisi di impatto l’ha fatta la Fbe. L’ha presentata in Europa ai regolatori, alla Commissione europea e al Parlamento e all’Ecofin. Ne ha ottenuto, dice Sabatini, “consapevolezza della non necessità di un ulteriore irrigidimento regolatorio”.

TEMPI STRETTI

Sabatini confida che l’Europa si presenterà compatta a Santiago del Cile nel chiedere profonde modifiche.

“Ma c’è preoccupazione per il fatto che non sta cambiando la tempistica per la decisione, fissata a fine anno. Si tratta di intervenire in modo sostanziale e il tempo è breve, bisognerà vedere quale sarà il compromesso”, dice.

“Non credo a un immediato impatto sul credito ma il rischio c’è, non tanto in termini di tassi ma di quantità di credito disponibile”, aggiunge Sabatini.

Da giugno 2011 a giugno 2015, in media europea, il Cet1 delle banche è passato da 5,3% a 11,8%, secondo dati Eba illustrati a Ravenna dall’Abi.

Ma non è solo dal Comitato di Basilea che rischiano di arrivare nuove restrizioni sul capitale delle banche.

Sullo sfondo c’è anche il nuovo set di criteri contabili, il cosidetto IFRS9, e la definizione delle passività da mantenere per il bail-in. Nel 2018 entrerà IFRS9 in base al quale una banca dovrà anticipare in bilancio rettifiche anche sulle perdite attese.

Poi c‘è da coordinare le regole sulle passività che entrano nel bail-in. Il Mrel è figlio della direttiva sulle risoluzioni delle crisi, mentre il Tlac è l‘analogo requisito previsto per le banche G-Sifi dalla regolamentazione internazionale. I due parametri hanno il medesimo obiettivo ma modalità di calcolo e applicazione differenti, per questo serve entro la fine del prossimo anno una modifica della Brrd per armonizzarli.

RIVEDERE BAIL-IN

In quella sede potrebbe essere anche ridiscusso il bail-in, meccanismo di salvataggio interno che impone perdite ad azionisti, obbligazionisti e grandi depositanti delle banche prima di poter usare soldi pubblici.

“Si comincia a ragionare su revisioni della Brrd e stanno iniziando a venire i dubbi che la norma sul bail-in sia stata introdotta troppo presto e che abbia avuto effetto retroattivo”, dice Sabatini.

”Anche nei colloqui con i colleghi della federazione bancaria tedesca comincia a emergere qualche valutazione critica sull’attuale impostazione. Il dibattito, che si svolgerà in sede di modifica Brrd, è se occorra solo maggiore elasticità nell’applicare la regola del bail-in o se va cambiata la regola”.

Uno dei dubbi principali è il suo effetto retroattivo, ma anche il fatto che colpisca anche i grandi depositi che, spiega Sabatini, non sono investimento ma risparmio.

Per Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, il bail-in non è compatibile con la Costituzione italiana, che all‘articolo 47 “incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”.

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