3 novembre 2016 / 09:52 / in un anno

Italia, Confindustria: manifattura arranca ma resta 7° al mondo

ROMA (Reuters) - L‘industria italiana continua ad arrancare nonostante la crescente domanda di Made in Italy nel mondo, rileva il Centro studi di Confindustria (Csc), che promuove le misure varate dal governo e chiede di investire sul capitale umano e promuovere turismo e cultura.

“L‘Italia ancora arranca”, rileva il Csc nel report “Scenari industriali” presentato oggi, sottolineando che comunque “il brand Italia mantiene integra la grande capacità di attrazione, che va meglio colta”.

L‘Italia resta la seconda potenza manifatturiera in Europa e settima al mondo, anche se con una quota (2,3%) quasi dimezzata rispetto al 2007. E’ nona per l‘export di manufatti “ma se teniamo conto che la sterlina è stata svalutata di circa il 20% torna ad essere ottava”, spiega il direttore del Csc, Luca Paolazzi.

“Il problema non è dove siamo ma dove potremmo andare, e su questo bisogna costruire una grande stagione che parte dalle fabbriche ma anche dall’esterno”, ha commentato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

Molte le criticità: bassa profittabilità degli investimenti manifatturieri, scarsa presenza di multinazionali, importanti vuoti di produzione determinati dalla crisi e molto differenziati (dal -50% del legno al +11% della farmaceutica).

“PUNTARE SU CAPITALE UMANO”

“C‘è un problema di capitale umano. Più che di quantità qui si parla di qualità: c‘è poco ricorso ai laureati. Le imprese che vanno meglio sono quelle che hanno fatto delle competenze e dei saperi il fulcro”, ha detto Paolazzi sollecitando la produzione di beni sempre più specifici e unici. Un incremento del 10% della complessità dei prodotti, stima il Csc, innalzerebbe del 7,3% il Pil pro-capite.

C‘è poi il tema, sottolineato da Boccia, del “divario tra le aziende che vanno molto bene e le altre, un divario che va ridotto”.

Per il presidente degli industriali sarà inoltre necessario “aprire un tavolo quanto prima sulle crisi aziendali: il sistema industriale è in fase di transizione, quindi bisogna capire come governare le emergenze parallelamente alla questione dello sviluppo”.

Secondo il Csc bisogna “far leva sulla domanda di Made in Italy, una domanda forte e crescente”, attraverso la “promozione dell‘export, nuovi turismi, investimento nella cultura e nella sua valorizzazione”. Bene anche il piano Industria 4.0 del governo, con “misure che vanno nella direzione corretta”.

E dopo Industria 4.0, il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda annuncia per l‘inizio del prossimo anno Lavoro 4.0, per aiutare i lavoratori a far fronte all‘innovazione tecnologica.

(Antonella Cinelli)

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