17 ottobre 2016 / 13:02 / in un anno

Referendum, M5s lancia tour mondiale per no, Di Maio nega scontro vertice

ROMA (Reuters) - Il M5s lancia un “tour mondiale” per spiegare le ragioni del no al referendum costituzionale agli italiani che vivono all‘estero, mentre il leader in pectore Luigi Di Maio smentisce che ci sia uno scontro tra i vertici del movimento.

M5s, Luigi Di Maio (al centro) tra Vito Crimi (a sinistra) e Danilo Toninelli oggi alla Stampa Estera. REUTERS/Max Rossi

La campagna referendaria è stata presentata oggi alla sede della Stampa Estera dove i parlamentari M5s hanno risposto alle domande su temi di politica interna ed estera, e anche alla notizia di una “rivolta” contro Di Maio guidata da Roberto Fico, il presidente della commissione di vigilanza sulla Rai.

“No, l‘interessato ha già smentito”, ha risposto il vice presidente della Camera a un giornalista che chiedeva si ci sono problemi sulla leadership, dopo che il quotidiano “La Stampa” ha scritto oggi che il “direttorio” che guida il movimento è spaccato a metà e che Fico guiderebbe la contestazione di 70 parlamentari contro Di Maio.

Il M5s resta in ogni caso unito sulla battaglia referendaria in vista della consultazione del 4 dicembre sulla riforma costituzionale, che al momento vede prevalere i no, anche se restano moltissimi gli indecisi. Ieri il movimento ha iniziato da Zurigo una serie di viaggi che fino a metà novembre comprendono Germania, Estonia, Gran Bretagna, Belgio, Francia, Irlanda e Russia.

L‘obiettivo è intercettare il voto degli italiani all‘estero, come d‘altronde sta facendo già da settimane il Pd. Per questo i grillini chiedono ai connazionali residenti in altri paesi da almeno tre mesi di registrarsi entro il 2 novembre per il voto per corrispondenza.

“Noi non vogliamo cambiare la Costituzione, ma la qualità della classe politica che l‘anno scorso ha fatto fuggire 100.000 italiani dalla povertà e dalla corruzione”, ha detto Di Maio citando i dati diffusi nei giorni scorsi dalla Fondazione Migrantes.

Il M5s ha ribadito anche di essere favorevole alla modifica della legge elettorale, il cosiddetto Italicum, ma solo per varare un proporzionale basato su piccoli collegi, che consentirebbe, afferma, di far guadagnare la maggioranza di governo al partito che riesce a raccogliere almeno il 40% dei voti.

(Massimiliano Di Giorgio)

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