14 dicembre 2015 / 17:25 / tra 2 anni

ANALISI - Il Jobs act di Renzi non sta portando lavoro in Italia

ROMA (Reuters) - Quando il primo dicembre i dati Istat hanno rilevato che in ottobre il tasso di disoccupazione italiano è sceso ai minimi da quasi tre anni, il premier Matteo Renzi ha parlato di successo del Jobs act.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, Roma. REUTERS/Tony Gentile

“I numeri sono più forti di qualsiasi valutazione: a ottobre del 2014 la disoccupazione era al 13%, oggi è scesa all’11,5%”, commentava il capo del governo nella sua e-news il 4 dicembre.

Ma guardando i numeri più da vicino non sembra che la riforma del mercato del lavoro stia funzionando così bene.

2014 MIGLIORE DI 2015

Da inizio anno a ottobre, con l‘economia in leggera ripresa e il Jobs act in atto, sono stati creati 83.000 posti di lavoro, secondo Istat. Ma nello stesso periodo del 2014, nel terzo anno di recessione e con le vecchie regole del mercato del lavoro, il numero dei posti di lavoro era cresciuto di 174.000, più del doppio.

A ottobre 2015, poi, gli occupati italiani sono risultati in calo di 39.000 dopo una flessione di 45.000 a settembre.

“Il Jobs act non ci offre nulla, quello di cui abbiamo bisogno è pagare meno tasse, bollette elettriche più basse e la disponibilità di credito bancario”, ha spiegato Alessandro Vergili, che gestisce la panineria Creo, spiegando che con o senza incentivi la situazione economica è troppo instabile per assumere nuovo personale o trasformare i contratti a tempo in quelli a tutele crescenti.

Diversa la valutazione di una grande azienda come Brembo che produce freni per bici e moto occupando 7.800 persone nel mondo di cui 2.950 in Italia. Per il capo del personale, Paolo Ferrari, il Jobs act è “molto positivo” ma non è stato determinante nella decisione di assumere quest‘anno 200 persone, due terzi delle quali con contratto stabile.

“Lo avremmo fatto comunque. Gli affari vanno bene e questo dipende dagli investimenti, l‘innovazione e l‘aumento della produttività, non dal Jobs act”, ha detto.

Nel 2015, Tod’s ha assunto 432 persone, 290 con contratto a termine. Alcune assunzioni a termine sono state accelerate per usufruire degli incentivi che saranno gradualmente ridotti dal prossimo anno.

SCORAGGIATI

Il tasso di disoccupazione è calato nettamente da giugno principalmente perché migliaia di persone in cerca di lavoro sono così frustrate da aver semplicemente smesso di cercare. La forza lavoro, data dalla somma tra chi ha un‘occupazione e chi la cerca, è infatti scesa in ottobre ai minimi da aprile 2014.

Il Jobs act divide gli economisti tra chi pensa che licenziamenti più facili e sgravi fiscali incentivino le imprese ad assumere, e chi ritiene che bisogna puntare su investimenti in istruzione e tecnologia e, come in Germania, creare un maggiore legame tra scuola e impresa.

La riforma inoltre riguarda solo il settore privato e solo i neo assunti.

Renzi, a sostegno del successo della riforma, commenta i dati diffusi dal ministero del Lavoro e dall‘Inps.

Secondo l‘istituto previdenziale, nei primi dieci mesi del 2015, le assunzioni stabili nel settore privato sono cresciute su anno del 29,8% (+329.785). Ma solo Istat compila statistiche che tengono conto dell‘intera forza lavoro, compreso il comparto pubblico e il lavoro irregolare, adottando un metodologia riconosciuta a livello internazionale.

Secondo l‘istituto di statistica, da dicembre 2014 (l‘ultimo mese prima della introduzione degli incentivi per i contratti a tempo indeterminato), sono appena 2.000 i nuovi posti di lavoro stabili. Da marzo poi, con l‘entrata in vigore del contratto a tutele crescenti, i lavoratori con contratti fissi sono 23.000 in meno.

I contratti a termine, che la riforma vorrebbe scoraggiare, sono invece aumentati di 178.000 da inizio anno fino a ottobre 2015 e di 190.000 da marzo.

Tra gli ultra 50enni, l‘occupazione è salita di 186.000 unità, principalmente per effetto dell‘innalzamento dell‘età pensionabile stabilito dalla riforma Fornero del 2012. Per coloro che hanno meno di 50 anni i posti di lavoro si sono contratti di 103.000.

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