27 novembre 2015 / 10:24 / 2 anni fa

ECONOMICA - Renzi mette in soffitta il mantra "Ce lo chiede l'Europa"

Il premier Matteo Renzi a Bruxelles. REUTERS/Eric Vidal

MILANO (Reuters) - In questi giorni l‘Eurogruppo ha ribadito le richieste all‘Italia, già formulate dalla Commissione europea: la legge di Stabilità va sistemata perché rispetti i vincoli europei. E anche per le nuove clausole di flessibilità richieste il giudizio è sospeso sino alla primavera.

Insomma, l‘organo più politico e nazionale ribadisce, come già formulato da commissari e funzionari di Bruxelles, che non tutto è a posto nei conti di Roma.

L‘Italia è in una lista non lunghissima - con Austria, Lituania e Spagna - dei paesi dell‘Eurozona per i quali sono in programma gli esami di riparazione.

Nel passato, anche recente, le critiche continentali hanno spinto il governo in carica al momento ad annunciare al Parlamento di misure correttive con la chiave “ce lo chiede l‘Europa”. Spesso un percorso gradito all‘esecutivo per la possibilità di scaricare sulla burocrazia europea l‘impopolarità di decisioni comunque condivise.

Il premier Renzi sembra aver scelto la strategia opposta. All‘indomani delle richieste da parte dei ministri delle Finanze della zona euro ha annunciato di voler impegnare due miliardi di ulteriore spesa pubblica, uno per la sicurezza e uno per l‘identità culturale italiana. Di fronte alle reiterate richieste europee spicca l‘intenzione del presidente del Consiglio di destinare risorse aggiuntive non solo alla Difesa post-Parigi e al miglioramento retributivo delle forze dell‘ordine, ma anche a un bonus da 500 euro per i neo-diciottenni, e solo per loro, per scopi piuttosto generici.

Non proprio la direzione attesa dal presidente dell‘Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale l‘Italia si è impegnata a prendere tutte le misure necessarie per rispettare gli obiettivi di bilancio.

Nella legge di Stabilità, poi, ci sono poste come l‘efficientamento della pubblica amministrazione e gli incassi relativi ai giochi i cui gettiti stimati generano dubbi. Renzi però preferisce rilanciare sulla spesa dando per scontato l‘ottenimento delle clausole in discussione, da quelle su investimenti e riforme, per un complessivo 0,4 del Pil, a quella sui migranti, un altro 0,2%. E con le ultime misure sembra puntare anche a extra-spese per la sicurezza dopo i fatti di Parigi.

Accantonate, dopo essere state messe sul tavolo, misure come la revisione del catasto, la spending review e la razionalizzazione delle agevolazioni fiscali che avrebbero sanato iniquità stratificatesi negli anni. La strategia di prendere misure necessarie ma potenzialmente impopolari quando le elezioni politiche sono ancora lontane, lascia il passo nell‘ultima legge di stabilità a scelte di più breve respiro.

Il governo individua nella crescita l‘elemento in grado di far tornare i conti: da un livello del deficit/pil che si avvicini alle richieste europee a un‘effettiva discesa del rapporto tra debito pubblico e pil.

Le più recenti indicazioni congiunturali, quelle relative al terzo trimestre, stanno raffreddando, almeno momentaneamente, le attese. La crescita del Pil, sostenuto dalla domanda interna ma frenato da quella estera, ha rallentato rispetto alla prima parte dell‘anno, in calo il fatturato dell‘industria. E a settembre anche le vendite al dettaglio hanno registrato una variazione negativa.

L‘ultima parte dell‘anno sarà una prima cartina di tornasole della solidità della ripresa italiana. E della validità della scommessa di Renzi.

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