22 novembre 2015 / 10:35 / 2 anni fa

Debutta in Italia la risoluzione per 4 banche, salvataggio da oltre 3 miliardi- fonti

ROMA (Reuters) - Il salvataggio di quattro medio-piccole banche italiane avverrà usando per la prima volta in Italia le nuove regole sulle crisi bancarie con l‘intervento della nuova Autorità di risoluzione, costituita dalla Banca d‘Italia, che userà l‘appena nato Fondo di risoluzione nazionale, alimentato con i soldi delle banche sane del Paese, per un‘operazione salita a oltre 3 miliardi dopo ulteriori richieste dalla Ue.

Lo hanno detto a Reuters alcune fonti, bancarie e a conoscenza dell‘operazione, che stanno seguendo questo complesso salvataggio che avrà il suo inizio già da oggi.

Il governo si riunisce infatti stasera per varare un decreto che servirà a rendere velocemente operativo questo piano di salvataggio, dopo il parere della Commissione europea le cui richieste avrebbero fatto salire il costo dell‘intervento oltre i 2,2 miliardi previsti inizialmente.

“La commissione europea avrebbe chiesto ulteriori svalutazioni degli attivi delle quattro banche”, dice una prima fonte che sta seguendo l‘operazione, parlando di una cifra salita “attorno a 3 miliardi”.

Una seconda fonte parla di un “range che dovrebbe essere tra tre e quattro miliardi”.

L‘operazione entrerà nel vivo già da lunedì alla riapertura dei mercati, spiegano concordi le fonti.

Questo piano di salvataggio della Cassa di Risparmio di Ferrara, di Banca delle Marche, Banca Etruria e della piccola Cassa di risparmio di Chieti, tutte da tempo commissariate, mira a rimettere in equilibrio finanziario e patrimoniale questi istituti, evitando sia il loro fallimento sia il ricorso, dal 2016, al bail-in, che avrebbe fatto pagare il risanamento ad azionisti e creditori.

Inizialmente l‘Italia avrebbe voluto utilizzare per questa operazione il Fondo di garanzia dei depositi, che serve a pagare i depositanti fino a 100 mila euro in caso di liquidazione o bail-in, ma questa strada è stata preclusa dall‘opposizione della Commissione europea che vedeva in un uso preventivo del Fondo un aiuto di Stato.

L‘operazione messa a punto dalla banca d‘Italia, che agisce come autorità di risoluzione e che usa subito le nuove regole europee sui salvataggi bancari, è complessa e inedita per l‘Italia e per l‘Europa, dove un caso analogo si è visto solo per una banca in Croazia, spiega una delle fonti.

Per prima cosa le banche verranno messe in risoluzione, essendo ritenute a rischio di dissesto, secondo le regole della nuova legge in vigore da martedì scorso che attua la direttiva Brrd sul risanamento e la risoluzione delle crisi bancarie.

Finiranno quindi subito sotto il pieno e totale controllo della nuova autorità, che ha il potere di vendere asset, cercare compratori, convertire titoli, con la finalità di ristrutturare e rimettere in funzione la banca sotto risoluzione. Il piano di risoluzione per ciascuna delle quattro banche è del tutto riservato, da qui l‘incertezza sulla dimensione esatta dell‘intervento, e noto solo alle Autorità coinvolte. Solo per grandi linee viene comunicato ai vertici delle banche in questione.

L‘autorità di risoluzione ha pieni poteri per attuare il piano che prevede, spiegano le fonti, la creazione per ciascuna delle quattro banche, di un veicolo separato in cui mettere le attività deteriorate, facendo quindi quattro bad banks.

Parallelamente resteranno le quattro parti buone delle banche in questione, attraverso quattro bridge banks, previste dalle nuove regole e totalmente gestite dall‘autorità, che cercherà di venderle o fonderle una volta risanate per recuperare i soldi spesi per salvarle.

Per finanziare questo intervento, si useranno circa 2,5 miliardi di euro presi dal Fondo di risoluzione, altro istituto introdotto con le nuove regole sui salvataggi. Questo fondo è alimentato, fin da quest‘anno, con i contributi obbligatori di tutte le banche sane del paese, per versamenti annuali stimati in circa 550-600 milioni, secondo un criterio proporzionale ai depositi garantiti. La dotazione del 2015 non basterebbe, ma la legge consente di utilizzare anche tre annualità anticipate, facendo versare alle banche quanto necessario. Sarebbe un onere non previsto per gli istituti che avevano già accantonato in bilancio il solo versamento per il 2015. In questo caso si arriverebbe quindi vicino alla somma necessaria, raggiunta probabilmente ricorrendo anche a un finanziamento ponte, spiegano le fonti, per velocizzare la disponibilità piena del Fondo di risoluzione.

Questo prestito ponte, a valere sui futuri contributi, sarebbe dato dalle prime banche del Paese, quelle con maggiori capacità finanziarie. Una delle fonti ipotizza per questo finanziamento anche una qualche forma di garanzia o di sollievo fiscale.

Redazione Roma, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224354, Reuters Messaging: stefano.bernabei.reuters.com@reuters.netSul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italianoLe top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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