26 giugno 2015 / 11:20 / 2 anni fa

ECONOMICA - Demografia e incertezza in soccorso del risparmio

MILANO (Reuters) - La popolazione in età attiva risparmia di più, quella in pensione di meno. Si tratta della teoria economica del ciclo vitale: chi lavora accumula ricchezza per quando non sarà più attivo, chi ha abbandonato il mondo del lavoro erode nel tempo quanto accumulato in precedenza.

La teoria ha trovato a lungo riscontro in Italia, e anche nelle altre economie occidentali, ma qualcosa sta cambiando.

Se sulle prospettive reddituali delle nuove generazioni c‘è più di un dubbio, su quelle previdenziali c‘è una certezza.

Grazie all‘operazione verità del presidente Inps Tito Boeri chi lavora oggi è stato informato del fatto che, in virtù del criterio di calcolo contributivo e non più retributivo, riceverà pensioni nettamente inferiori a quelle attuali

Un elemento forte a sostegno di una ripresa della propensione al risparmio delle famiglie in età lavorativa, scesa negli ultimi anni sino all‘8,6% del 2014.

VITA MEDIA CRESCE, IN PENSIONE PIU’ TARDI

Sul tema pensionistico agiscono poi altri fattori. La riforma Monti-Fornero e l‘indicizzazione dell‘età pensionabile alla speranza di vita introdotta da Tremonti stanno spostando in avanti il limite di età per poter beneficiare del trattamento previdenziale. Nel 2015 l‘asticella è fissata a 66 anni e 3 mesi e per il 2016, ha comunicato l‘Inps, salirà di altri 4 mesi.

L‘allungamento della vita lavorativa comporta la permanenza di un numero maggiore di cittadini nella fascia attiva, quindi con pieno reddito intero e propenso al risparmio.

Per chi lascia l‘aspettative di vita si allunga: nel 2014 è salita oltre gli 80 anni per gli uomini mentre quella delle donne sfiora gli 85 anni.

INCERTEZZA DOPO SETTE ANNI DI CRISI

Ad un primo esame il quadro sembra favorire la propensione al consumo più che quella al risparmio, ma più di un fattore frena oggi in Italia questa tendenza.

L‘incertezza è aumentata sotto l‘effetto di sette anni di sostanziale crisi che hanno pesato negativamente sul reddito disponibile e portato a una maggiore disuguaglianza nella distribuzione dello stesso.

Da questa incertezza scaturisce oggi una più limitata propensione al consumo.

In economie che stanno invecchiando come Giappone e Italia non si vede una netta riduzione della propensione al risparmio da parte dei pensionati. Si tiene conto del ‘rischio longevità’ con l‘incertezza di cosa ci accadrà in futuro e un maggiore rischio di non autosufficienza, un fattore che ricade in gran parte sui privati.

A questo si aggiunge la tendenza italiana a conservare invariata la ricchezza familiare in vista del passaggio generazionale. Ricchezza che in parte viene trasferita ai figli in difficoltà economica già in precedenza.

La propensione al consumo, aumentata nel 2014 anche sotto la spinta del provvedimento governativo degli 80 euro mensili a favore delle fasce di reddito più basse, potrebbe risentirne negativamente.

Mentre quella al risparmio, scesa a sorpresa negli ultimi anni sotto la media della zona euro a causa della recessione, potrebbe risalire la corrente. A condizione che continui la ripresa dell‘economia allontanando fasce di popolazione dal livello di reddito che di necessità viene totalmente indirizzato ai consumi.

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