23 giugno 2015 / 14:40 / tra 2 anni

Scuola, depositato in Senato maxiemendamento, verso fiducia giovedì

ROMA (Reuters) - I relatori del disegno di legge di riforma della scuola hanno depositato oggi un maxiemendamento al Senato, sostitutivo dell‘intero testo, preludio di un‘accelerazione dei tempi di approvazione con la spinta del voto di fiducia, che potrebbe avvenire giovedì.

Manifestazione contro la riforma della scuola del governo Renzi. REUTERS/Tony Gentile

La conferenza dei capiguppo di Palazzo Madama ha infatti deciso a maggioranza di portare il testo in aula domani, bypassando la discussione in commissione Cultura, dove il testo era gravato da oltre 3000 emendamenti dell‘opposizione.

Per il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda lo strappo è necessario per riuscire ad approvare la riforma in tempo per assumere circa 100.000 precari dal nuovo anno scolastico, come prevede uno dei capisaldi della legge.

“Se vogliamo mantenere l‘impegno delle assunzioni per settembre era assolutamente necessario portare in aula il provvedimento che mi auguro venga approvato giovedì anche perché, ricordiamolo, avrà bisogno di un ulteriore passaggio alla Camera”, ha detto Zanda.

Per il capogruppo della Lega Nord, Gian Marco Centinaio, “la fiducia, inevitabile, se la voteranno loro e i loro amici. Noi usciremo dall‘aula perché non partecipiamo a questo teatrino”.

L‘emendamento non cambia l‘impianto della riforma, che tra l‘altro attribuisce più poteri ai presidi, ma si propone di accogliere alcune critiche dell‘opposizione e dei sindacati degli insegnanti.

I dirigenti scolastici saranno valutati anche da ispettori esterni secondo una serie di parametri più ampia che nel testo precedente e viene leggermente allargata la platea delle assunzioni.

Dopo il Senato la riforma tornerà alla Camera per l‘approvazione definitiva, che dovrebbe avvenire entro i primi giorni di luglio.

Anche la minoranza interna del Pd, critica verso il ddl, si è detta contraria al ricorso alla fiducia, ma non sembra al momento disposta a spingersi fino a non votarla.

Il premier Renzi si è rifiutato di procedere all‘assunzione dei circa 100.000 precari per decreto legge, ribadendo che la loro regolarizzazione deve avvenire nel contesto della riforma.

(Valentina Consiglio, Roberto Landucci)

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