15 giugno 2015 / 06:56 / 2 anni fa

Comunali, battuta d'arresto per Pd, perde Venezia e Arezzo

ROMA (Reuters) - I ballottaggi delle elezioni comunali di ieri confermano le difficoltà per il Partito democratico emerse alle Regionali del 31 maggio, in una consultazione segnata da una bassa affluenza alle urne, pari al 47,11%.

Il premier Matteo Renzi. REUTERS/Flavio Lo Scalzo

Il partito del premier Matteo Renzi è stato sconfitto in cinque capoluoghi dove governava: Venezia, Arezzo e Matera che vanno al centrodestra, Nuoro e Fermo dove vincono liste civiche.

A Enna perde il candidato del Pd - che però non si presentava col suo simbolo - Vladimiro Crisafulli, già senatore, e vince invece un ex Pd sostenuto da un‘alleanza di liste civiche.

Strappa invece al centrodestra Mantova e Trani e si riconferma a Lecco e Macerata.

Il centrodestra invece viene riconfermato alla guida di Rovigo e Chieti.

Il Movimento Cinque Stelle elegge cinque sindaci, in particolare a Porto Torres, in Sardegna, e a Gela e Augusta, in Sicilia.

La sconfitta più bruciante per il Pd, come ammettono gli stessi vertici del partito, è a Venezia dove Luigi Brugnaro ha portato il centrodestra unito alla vittoria, con il 53,2%, sul sull‘ex pm di Mestre e senatore del Pd Felice Casson, che si ferma al 46,79%.

“Dai ballottaggi vengono risultati con luci e ombre. Brucia la sconfitta di Venezia come quelle di città importanti quali Arezzo, Fermo, Matera, Nuoro”, dice in una nota il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini.

“Aver riconquistato città simbolo come Mantova o Trani o confermato buoni amministratori a partire da Lecco non è sufficiente a giudicare positivo questo risultato. L‘analisi puntuale conferma che il Pd è nettamente il primo partito in Italia anche nel numero dei sindaci, ma non è sufficiente a farci brindare stanotte”, prosegue il vicesegretario.

A maggio il Pd ha vinto le Regionali in cinque regioni su sette, ma il calo nei voti di lista rispetto alle Europee di un anno fa e la forte affermazione della Lega Nord sono state viste come un segnale di disaffezione verso il governo.

Il risultato di ieri notte giunge mentre è in primo piano nell‘agenda politica la questione degli arrivi di migranti in Italia, che la Lega chiede a gran voce di fermare. Le immagini televisive degli aspiranti profughi che dormono nelle stazioni di Milano e Roma hanno rinfocolato la polemica dei leader leghisti.

(Roberto Landucci)

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