9 giugno 2015 / 15:49 / 2 anni fa

Pirelli, opa ChemChina vincolata a prezzo 15 euro, delisting non cruciale

MILANO (Reuters) - Se Consob dovesse stabilire che il prezzo dell‘opa che ChemChina e alleati italiani lanceranno su Pirelli è superiore ai 15 euro preannunciati, l‘operazione non si farà. E se dopo l‘offerta non sarà possibile togliere il titolo dalla Borsa non sarà un dramma.

Lo spiegano due fonti a diretta conoscenza della situazione, commentando la recente comparsa nell‘azionariato con il 6% circa del private equity Usa Paulson.

“L‘operazione è condizionata a una serie di circostanze, fra cui la conferma del prezzo di 15 euro per azione”, dice la prima fonte. La seconda fonte conferma che se “cambiasse il prezzo dell‘opa ciascuna delle due parti potrebbe recedere dal contratto”.

“Visto che per il deal ci è voluto il via libera del governo cinese, non sarebbe per nulla automatica l‘approvazione di una modifica” aggiunge.

L‘operazione, annunciata a marzo, prevede che il 26,2% di Camfin venga venduto a una controllata di ChemChina. Gli attuali soci di Camfin, i russi di Lti (Rosneft ROSN.MM), Nuove Partecipazioni (Tronchetti e altri), Unicredit e Intesa Sanpaolo, reinvestiranno parte del ricavato, diventando azionisti della holding di controllo con una quota compresa tra 49,9 e 35% mentre ChemChina avrà il resto.

Ottenuto l‘ok da un centinaio di antitrust nel mondo - quello dalla authority cinese è già arrivato - l‘opa obbligatoria su Pirelli dovrà dunque ottenere il via libera di Consob. La Commissione, guardando a tutte le componenti dell‘operazione, potrebbe stabilire che il prezzo pagato è superiore ai 15 euro annunciati.

L‘ipotesi di una revisione al rialzo secondo le due fonti non ha fondamento. Ma c‘è chi ricorda il precedente del 2013, quando, proprio su Camfin, Consob ha imposto un ritocco al rialzo al prezzo d‘opa a 0,83 da 0,80 euro.

Fonti vicine alla Commissione fanno sapere che Consob, come in tutti gli altri casi, guarderà al prospetto dell‘offerta quando giungerà agli uffici.

D‘altra parte una controfferta sembra un‘ipotesi molto ardua. “I competitor avrebbero problemi di antitrust enormi, l‘operazione è amichevole nei confronti degli attuali azionisti e del management, mentre chi si mettesse contro farebbe un‘operazione ostile anche al governo cinese, al mercato cinese che è il più grande al mondo”, dice una delle fonti.

Inoltre visti i vari costi e la penale da 100 milioni che Camfin si troverebbe ad affrontare, una contro opa, per essere conveniente per Camfin, “dovrebbe avere un prezzo più vicino a 17 che a 16 euro per azione”, secondo la prima fonte.

In questo quadro sembrerebbe poco comprensibile la mossa di Paulson che ha comunicato il 15 maggio, quando il prezzo del titolo era sopra quello d‘opa, il possesso di un pacchetto del 6%. Considerato che l‘obbligo scatta al superamento del 5%, non è possibile stabilire il valore di carico del pacchetto. Secondo la prima fonte si tratta di una scommessa che ha uno scarso peso sul bilancio del fondo. “Paulson era già presente nell‘azionariato Pirelli da tempo. Potrebbe avere un valore di carico complessivo ben sotto i 15 euro che le permetterebbe di guadagnare anche con acquisti fatti sopra il prezzo opa”, azzarda la seconda fonte.

Non è stato possibile avere un commento da Paulson.

Fra gli azionisti di peso Pirelli compare anche il gruppo Malcalza con 6,98% che “deciderà alla fine” se aderire all‘offerta, ha detto in una recente intervista Vittorio Malacalza.

Pare invece sicuro che all‘opa, prevista per fine luglio, aderiranno Edizione della famiglia Benetton con 1,57% (oltre alle azioni non esercitate al servizio del prestito convertibile fino a un massimo di 1,9%), e Mediobanca (3%). Nella compagine azionaria sarebbero presenti anche fondi attivisti che potrebbero essersi posizionati in attesa di novità, per la seconda fonte.

Infine, le due fonti rilevano anche che un successo parziale dell‘opa che non consentisse il delisting non è un‘ipotesi allarmante per il nuovo gruppo di controllo. “Se Pirelli è delistata, è tutto più facile, altrimenti i cinesi si tengono il controllo di una quotata. Un investitore deve decidere, o apporta le azioni al‘opa a 15 euro o le tiene in un‘ottica di lungo periodo”, commenta una delle fonti.

In questo caso, resterebbe una Pirelli quotata che controlla il consumer e gli pneumatici industriali.

(Paola Arosio)

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