4 giugno 2015 / 13:13 / 2 anni fa

Pa, Avvocatura: sblocco contratti costerebbe almeno 35 miliardi

ROMA (Reuters) - Dopo la sentenza sulle pensioni, sul governo rischia di abbattersi una nuova, e onerosa, doccia fredda da parte della Consulta per il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego negli ultimi 6 anni.

Impiegate al lavoro in un ufficio pubblico a Roma. REUTERS/Tony Gentile

Qualora infatti la Corte, che valuta il profilo di legittimità delle norme, dovesse accogliere il ricorso presentato da un sindacato contro il blocco, l‘esborso per lo Stato sarebbe di almeno 35 miliardi per la vacanza tra il 2010 e il 2015, con un effetto strutturale di 13 miliardi annui a partire dal 2016.

Questo almeno secondo una memoria della quinta Sezione dell‘Avvocatura dello Stato, che difende l‘esecutivo, firmata da Vincenzo Rago e inviata alla Corte costituzionale in vista dell‘udienza del 23 giugno.

In quella occasione la Consulta esaminerà il ricorso presentato da Confsal-Unsa “per il diritto al rinnovo dei Contratti di Lavoro per i dipendenti pubblici, bloccati per legge dal 2009”.

Nel parere, i cui contenuti sono stati confermati a Reuters da una fonte dell‘Avvocatura, si legge che l‘onere della contrattazione nel pubblico impiego per il 2010-2015 “non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi, con effetto strutturale di circa 13 miliardi annui dal 2016”.

Il segretario generale di Confsal-Unsa, Massimo Battaglia, protesta e contesta la veridicità di tale cifra monster: “Confido che la Consulta non si faccia influenzare dai costi stimati dall‘Avvocatura, sia perché la corte decide sulla legittimità costituzionale e non su questioni economiche, sia perché la cifra indicata dall‘Avvocatura è gonfiata”, ha detto al telefono a Reuters.

Per Battaglia, il costo effettivo si aggirerebbe per tutti i sei anni di mancati rinnovi contrattuali in 6,3 miliardi e non in 35.

Anche per la Cgil, il calcolo dell‘Avvocatura rischia di creare “confusione e allarme” perché non è chiaro se tenga conto del fatto che “il decreto di cinque anni fa con cui si sanciva il blocco era riferito anche agli automatismi di Magistratura, professori universitari e Forze Armate (stipendi individuali, scatti di anzianità, carriere e promozioni, etc.), definiti da leggi e non da contratti”.

Inoltre, per la Cgil, riferirsi solo ai costi “può trasformarsi in una pressione sul giudizio della Corte Costituzionale”.

A Battaglia non è piaciuto nemmeno il riferimento del parere al nuovo vincolo sul pareggio di bilancio dell‘articolo 81 della Costituzione, come a dire che qualora dovesse arrivare il risarcimento si metterebbero a rischio i conti pubblici: “Non si possono barattare i diritti con i costi”, ha concluso.

Il blocco del rinnovo dei contratti per i lavoratori del pubblico impiego è stato inserito da vari governi in decreti per il risanamento dei conti pubblici a partire dal 2009.

(Giuseppe Fonte e Francesca Piscioneri)

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