3 giugno 2015 / 14:54 / 2 anni fa

Consulenze Expo, chiusa inchiesta per induzione indebita su Maroni e altri

MILANO (Reuters) - La procura di Milano ha notificato oggi la chiusura dell‘inchiesta a carico del presidente della Lombardia Roberto Maroni e altri con le ipotesi di reato di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita per presunte pressioni per far ottenere un incarico lavorativo e un viaggio a due sue ex collaboratrici.

Lo hanno riferito fonti a diretta conoscenza del dossier.

La chiusura inchiesta è l‘atto che precede la presentazione delle richieste di rinvio a giudizio da parte della procura, se nel frattempo non intervengono fatti che possano spingere i magistrati inquirenti a chiedere l‘archiviazione.

Fra gli indagati, oltre a Maroni, il segretario generale della Regione Andrea Gibelli, il capo della segreteria del presidente, Giacomo Ciriello, e il direttore generale di Expo 2015 spa, Christian Malangone. Anche la società Expo, come persona giuridica, è indagata per effetto della legge 231 sulla responsabilità delle aziende.

L‘indagine condotta dal pm Eugenio Fusco nacque da uno dei filoni dell‘inchiesta Finmeccanica a Busto Arsizio, ipotizza che Maroni fece ottenere indebitamente un contratto di collaborazione da 29.500 euro con la società Eupolis (ente di ricerca della Regione) a Mara Carluccio (anche lei indagata), sua collaboratrice al Viminale quando era ministro dell‘Interno; e che lo stesso Maroni, attraverso Ciriello, esercitò pressioni perché la società Expo pagasse a un‘altra sua ex collaboratrice, con la quale secondo gli inquirenti intratteneva all‘epoca “una relazione affettiva”, Maria Grazia Paturzo (non indagata), un viaggio a Tokyo, nell‘ambito del World Expo Tour.

Expo, ricostruisce l‘inchiesta, rispose che non poteva coprire i costi della trasferta anche a Paturzo, che non era una dipendente ma una collaboratrice. A quel punto Maroni, secondo le indagini, decise di cambiare programma e di recarsi per un altro appuntamento istituzionale a Berna mentre al suo posto la Regione Lombardia venne rappresentata da una delegazione guidata dal vicepresidente Mario Mantovani, anche lui ascoltato a verbale dagli investigatori.

Maroni, quando si apprese dell‘avvio dell‘inchiesta in occasione di alcune perquisizioni lo scorso anno, si dichiarò “assolutamente sereno... è tutto assolutamente regolare, trasparente e legittimo”.

In serata il legale di Maroni Domenico Aiello ha commentato che “a parte citazioni ad effetto di alcuni sms il cui contenuto è stato palesemente (e sorprendentemente) modificato, non si colgono né gli estremi del reato, né tanto meno il danno per le casse di Regione Lombardia. Elementi minimi necessari per poter ‘enunciare’ una ipotesi di reato, ancor prima di affrontare il tema centrale del dolo che nel caso del Presidente Maroni è del tutto inesistente”.

“Si aggiunga che il mancato viaggio del Presidente Maroni, disdetto per scelta istituzionale, ha prodotto un risparmio documentato alla Regione. Spero, viste le particolari capacità giuridiche del dottor Fusco, che l‘accusa non si lasci tentare dalle tante sirene del consenso e si torni da subito a discutere e confrontarsi di fatti e non di valutazioni extra giuridiche che non hanno alcuna rilevanza sul piano penale”, conclude il legale.

Sempre per questa inchiesta, l‘ex direttore generale di Eupolis, Alberto Brugnoli, ha patteggiato nei mesi scorsi otto mesi di reclusione, pena sospesa.

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