3 giugno 2015 / 10:15 / tra 2 anni

Pensioni, Poletti: flessibilità per favorire ingresso giovani

ROMA (Reuters) - La flessibilità in uscita dal lavoro con penalizzazioni, che il governo inserirà nella prossima legge di Stabilità per rendere meno rigido l‘attuale sistema previdenziale, dovrà essere realizzata senza pesare sui giovani, favorendo anzi la staffetta generazionale.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. REUTERS/Remo Casilli

Lo ha confermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

“Della flessibilità abbiamo già detto che ce ne occuperemo nella legge di Stabilità... Naturalmente bisogna trovare un equilibrio tra le condizioni della finanza pubblica, i vincoli che abbiamo e la necessità di fare una operazione equa e quindi coerente rispetto al fatto che i cittadini hanno versato i propri contributi. È un‘operazione complessa ma la faremo”, ha detto Poletti a margine di un convegno Uil sulle pensioni senza svelare il ‘quantum’ di penalizzazione.

Il tema della flessibilità, ha poi spiegato il ministro in una audizione parlamentare, si incrocia con quello dell‘occupazione giovanile: “Le imprese dichiarano la disponibilità, che va gestita, a promuovere percorsi di staffetta generazionale, con la possibilità di sostituire una parte delle persone che maturano i requisiti pensionistici con l‘ingresso di giovani”.

Poletti ha chiarito di non pensare a un turnover “padre-figlio ma alle imprese che hanno bisogno di un ricambio significativo” di personale. Per i lavoratori anziani da far ruotare con i giovani si può pensare a “pensionamenti parziali, part time, avvicinamento al pensionamento, o lavori socialmente utili”.

Due gli obiettivi: “Non possiamo scaricare debito pubblico o oneri previdenziali sulle giovani generazioni” e allo stesso tempo “dobbiamo trovare un punto di equilibrio razionale tra la durata dell‘anticipio e la sua onerosità”.

La possibilità di una uscita flessibile, illustrata in via generica dal premier Matteo Renzi, consentirebbe di lasciare il lavoro tra i 60 e i 62 anni (dai 66 previsti dalla legge Fornero) a fronte di un assegno più basso.

Tre le ipotesi allo studio, come caldeggiato dal presidente Inps Tito Boeri e non escluso da Poletti, anche quella di calcolare, per chi voglia uscire prima, l‘assegno previdenziale con il più penalizzante sistema contributivo invece che con il retributivo.

Anche il ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan, parlando venerdì scorso al Festival dell‘Economia di Trento, ha detto che i ‘veri’ diritti previdenziali sono quelli basati sul regime contributivo aprendo uno spiraglio alla proposta Boeri.

Politicamente sarebbe una iniziativa molto rischiosa tanto che aprendo i lavori dell‘audizione con Poletti, il presidente della Commissione ed ex ministro del Lavoro del Pd Cesare Damiano ha avvisato: “Non bisogna mettere in discussione il sistema di calcolo delle pensioni in essere, non mi sembra il caso di inquietare 14 milioni di pensionati e le loro famiglie”.

(Francesca Piscioneri)

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