29 maggio 2015 / 11:33 / tra 2 anni

Diana Bracco indagata per fatture fittizie e appropriazione indebita -procura Milano

MILANO (Reuters) - Diana Bracco, presidente e AD del gruppo Bracco, è indagata dalla procura di Milano con le ipotesi di reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti e appropriazione indebita.

Lo riferisce una nota della procura, aggiungendo che a Bracco e ad altre tre persone è stato notificato l‘avviso di chiusura indagine. Bracco è anche presidente di Expo 2015 Spa, commissario generale del padiglione Italia all‘Expo e vicepresidente di Confindustria.

Il legale di Bracco, l‘avvocato Giuseppe Bana, precisa in un comunicato che “si tratta di contestazioni riguardanti l‘inerenza all‘attività di impresa di fatture, situazione non rilevante sotto il profilo penale, già definita con l‘agenzia delle entrate con il ravvedimento operoso. Siamo solo al termine delle indagini preliminari e non è stata ancora formulata la richiesta di rinvio a giudizio”.

La chiusura indagini, o 415 bis, è l‘atto che di solito precede la presentazione delle richieste di rinvio a giudizio, a meno che non intervengano fatti che spingano la procura a chiedere l‘archiviazione.

Il comunicato della procura ricorda che il 5 marzo scorso il gip di Milano ha disposto nei confronti della industriale il sequestro preventivo di 1 milione e 42.114,70 euro, “corrispondente all‘importo totale dell‘imposta complessivamente evasa, per effetto dell‘utilizzo delle predette fatture”.

Il periodo di imposta riguarda gli anni dal 2008 al 2013.

Fonti giudiziarie aggiungono che, in estrema sintesi, l‘accusa ipotizza, per quel che riguarda la presunta appropriazione indebita, che la presidente e AD abbia scaricato spese personali sui bilanci della società.

Dal provvedimento di chiusura indagini, visionato da Reuters, emerge che gli indagati in concorso tra loro “indicavano nelle dichiarazioni dei redditi e iva delle società Bracco Spa, Bracco Imaging, Bracco Real Estate, Spin spa e Ceber Srl, relative agli anni 2008-2013, elementi passivi fittizi per complessivi 3.064 con imposte evase complessive di Ires e Iva 1,042.114”.

In particolare, Bracco è accusato di aver “diretto l‘operato e preso accordi con gli altri indagati [...] suoi architetti di fiducia, incaricati della progettazione e della direzione dei lavori da effettuare sugli immobili ubicati in Merate, Vence (Provenza), Nizza Monferrato (Asti), Anacapri, e Megeve (Alta Savoia) di proprietà di Diana Bracco e di Roberto De Silva, indicando a questi ultimi le modalità di fatturazione”.

Gli indagati inoltre “si appropriavano dei fondi dei quali avevano possesso in ragione delle cariche rivestite” nelle società del gruppo Bracco“, distraendo in particolare da Bracco Spa 1,8 milioni, Bracco Real Estate 1 milione, Bracco Imaging 141 mila euro, Spin più di 16 mila euro, Ceber 55 mila euro, Bracco International 130 mila euro e Bracco Suisse Sa 130 mila euro”, come si legge sul documento.

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