29 maggio 2015 / 11:08 / tra 2 anni

ECONOMICA - Consumi in ripresa con balzo auto, qualche ombra in prospettiva

MILANO (Reuters) - Da gennaio ad aprile le immatricolazioni italiane di nuove auto sono aumentate di oltre 80.000 unità rispetto al primo quadrimestre del 2014. Un dato che più di ogni altro testimonia la ripresa della vendita di beni durevoli in Italia.

Consumi in ripresa con balzo auto, qualche ombra in prospettiva. REUTERS/Robert Galbraith

Al rialzo di oltre il 16% del settore auto si accompagnano su livelli inferiori la buona performance del settore arredamento, sostenuto dagli incentivi per la ristrutturazione, e quella degli elettrodomestici, reduci da periodi di forte crisi.

L‘atteso rimbalzo dei beni durevoli è in atto dal 2014 dopo un crollo superiore al 20% nel solo triennio 2011-2013. Nei lunghi anni post-crisi dei mutui subprime le famiglie italiane hanno ritardato il cambio di auto e arredamento con il risultato di una progressiva obsolescenza dei beni durevoli che oggi spinge al rinnovo.

Su livelli inferiori anche altre categorie in sofferenza sino al 2014 mostrano positivi segni di reazione. Secondo i dati di Iri, società specializzata in dati relativi alla grande distribuzione, le vendite di alimentari - voce pesante tra i consumi - nel primo quadrimeste sono aumentate di oltre il 2%.

Un recente dato di Banca d‘Italia spiega come tra i fattori a sostegno dei consumi vi sia il provvedimento governativo degli 80 euro alle famiglie con basso reddito: i cinque milioni e mezzo di famiglie che hanno ricevuto il bonus mensile lo hanno utilizzato per consumi per il 90%.

La prima indicazione quantitativa sull‘argomento, basata sull‘indagine sui bilanci della famiglie di Via Nazionale, mostra quindi che l‘utilizzo del bonus ha replicato la propensione al consumo di tutti gli italiani, smentendo l‘ipotesi di maggiori risparmi dettati dai tempi incerti. Sui sette miliardi stimati dal governo ben oltre sei sarebbero stati quindi ‘consumati’.

NUBI SU REDDITO DISPONIBILE LAVORATORI DIPENDENTI

Sin qui tutto bene, o quasi.

Il dato odierno Istat sui consumi della famiglie nel primo trimestre registra sì un aumento dello 0,3% sullo stesso periodo del 2014, ma presenta anche la doccia fredda di un calo dello 0,1% sul quarto trimestre dello scorso anno.

E, tra gli economisti, guardando alla seconda parte dell‘anno, comincia a serpeggiare il dubbio che per i consumi non sarà una marcia trionfale.

Infatti, sempre in base agli ultimi dati di Banca d‘Italia, nel 2014 il reddito disponibile delle famiglie a livello reale è rimasto invariato. L‘incremento di quello dei lavoratori dipendenti è stato quasi interamente compensato dalla flessione degli autonomi. E sono diminuiti i redditi da proprietà per il calo di affitti e interessi netti.

Per i lavoratori dipendenti, poi, le prospettive di incremento salariale sono minate da alcuni fattori.

Una rigida applicazione dei contratti di categoria potrebbe portare alla riduzione dei salari nominali. Lo scorso gennaio le trattative relative al settore dei chimici, categoria storicamente dialogante, si sono rotte davanti alla richiesta degli industriali di un conguaglio a carico dei lavoratori alla luce del fatto che l‘inflazione reale è stata di molto inferiore a quella programmata inclusa nell‘ultimo contratto.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha chiesto ieri di scegliere tra contrattazione nazionale e aziendale perchè le imprese non possono sopportare entrambi i costi. Se la proposta avrà gambe per correre, i dipendenti delle aziende non in buona salute vedranno ridursi gli spazi di crescita della retribuzione.

Anche gli effetti del Jobs act sui consumi sono tutti da verificare. L‘impatto positivo scaturisce del maggior numero ci lavoratori a tempo indeterminato, inquadramento che dà più sicurezza nel momento della spesa. D‘altra parte la possibilità di licenziare senza più i vincoli precedenti porta a nuovi assunti meno garantiti nelle loro richieste sindacali con il corollario di una probabile modifica dei rapporti di forza tra le parti sociali a sfavore dei dipendenti.

Gli effetti di un deciso incremento del numero degli occupati sovrasterebbero l‘impatto di questi fattori, ma per il momento i dati Istat non sono tranquillizzanti.

E con meno lavoratori, dipendenti o non, i consumi finirebbero per rientrare in sofferenza.

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