22 maggio 2015 / 15:09 / 2 anni fa

ECONOMICA - Banche, meno rettifiche e più sofferenze, guardano a economia e governo

MILANO (Reuters) - Sofferenze in crescita e rettifiche sui crediti in calo. Il sistema bancario italiano esce dal primo trimestre dell‘anno con questa combinazione, a prima vista non molto tranquillizzante.

A fine marzo lo stock di sofferenze lorde è giunto a sfiorare i 190 miliardi, con un aumento di sei rispetto a fine 2014 e con il rapporto sugli impieghi al massimo da fine 1996.

In parallelo, le 12 banche italiane quotate reduci dall‘asset quality review si sono contraddistinte nei primi tre mesi dell‘anno per un flusso di rettifiche nette sui crediti inferiore di 400 milioni rispetto ai 3,1 miliardi dello stesso trimestre del 2014.

In questa dozzina, soltanto Unicredit, Carige e Credem hanno incrementato l‘aggiustamento contabile per tenere conto del deterioramento dei crediti.

BUONA COPERTURA

Gli indici sui non performing loans offrono indicazioni più rassicuranti.

Alla fine del primo trimestre, ponderando i dati dei primi cinque gruppi – Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi e Banco Popolare – il tasso di copertura delle sofferenze, dato dal rapporto tra la consistenza delle rettifiche e il valore delle sofferenze, era pari a circa il 60%, mentre il tasso di copertura delle partite deteriorate, comprensive anche di incagli, crediti ristrutturati e scaduti, si attestava attorno al 46%.

Questa percentuale, dicono gli analisti, dovrebbe essere ormai di poco inferiore a quella dei 150 principali istituti di credito europei che a fine settembre 2014 (ultimi dati Eba) era al 45,5%.

Il valore italiano contiene già le rettifiche record scaturite dai risultati dell‘asset quality review. Non così il dato relativo agli istituti europei per i quali l‘aggiustamento nel quarto trimestre, anche se più contenuto, non è stato irrilevante.

PIL E BAD BANK

Rimane l‘impressione di una discreta dose di ‘timidezza’ nel far emergere nei bilanci gli effetti di nuovi flussi nei crediti deteriorati, sofferenze comprese, da parte delle banche italiane anche perchè i segnali di ripresa economica emersi nel primo trimestre le portano a scommettere su un miglioramento della qualità dei loro crediti.

Guardando al pesante fardello accumulatosi negli ultimi anni, l‘attesa è rivolta ai provvedimenti del governo, a partire dalla creazione di una bad bank, come auspicato dalla stessa Banca d‘Italia. O, se questo progetto rimanesse al palo per la contrarietà di Bruxelles, a provvedimenti per ridurre i tempi di recupero crediti e per poter dedurre fiscalmente in un solo anno le perdite sui prestiti. Goldman Sachs stima che il solo decreto sulla riduzione dei tempi del recupero crediti taglierebbe il gap nella valutazione dei non performing loans tra compratori e banche dal 29 al 7%, favorendo quindi la loro cessione.

In attesa di verificare se queste indicazioni positive si tradurranno in fatti concreti, le banche potrebbero riprendere a effettuare rettifiche più incisive. Primo test i risultati del secondo trimestre.

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