22 maggio 2015 / 13:03 / 3 anni fa

Attentato Tunisi, Touil si dice innocente e nega ok estradizione

MILANO/TUNISI (Reuters) - Abdel Majid Touil, il 22enne marocchino arrestato martedì nel Milanese in esecuzione di un mandato internazionale spiccato dalla Tunisia che lo ritiene coinvolto nell‘attentato al museo Bardo di Tunisi, si è dichiarato innocente, davanti al giudice della Corte d‘Appello che lo ha sentito in carcere e ha negato il consenso all‘estradizione.

Abdelmajid Touil il 17 febbraio scorso, all'arrivo sulla nave Orione a Porto Empedocle. REUTERS/Antonio Parrinello

Lo ha riferito ai giornalisti il suo legale, l‘avvocato Silvia Fiorentino, all‘uscita dal carcere di San Vittore. “Si è proclamato innocente e ha definito il suo arresto un errore”.

Quella di oggi, durata circa due ore davanti al giudice delegato della Corte d‘Appello di Milano Pietro Caccialanza, era l‘udienza prevista dal codice in caso di arresto eseguito su richiesta di un Paese straniero, per l‘identificazione ufficiale dell‘arrestato, per la lettura formale delle ipotesi di reato e per raccogliere il suo eventuale consenso a una richiesta di estradizione.

Oggi il portavoce del Ministero dell‘Interno tunisisno Mohammed Alì Aroui ha detto a Reuters che la Tunisia ha chiesto l‘estradizione di Touil per poterlo processare.

LE PROCEDURE DI ESTRADIZIONE

Val la pena ricordare a questo punto l‘iter previsto dal codice. Il Paese richiedente ha 40 giorni di tempo, dal momento in cui riceve la notifica dell‘esecuzione dell‘arresto, per inviare al Ministero della Giustizia, via Farnesina, la sua formale istanza di estradizione con allegati tutti gli atti d‘inchiesta a carico della persona arrestata; una volta che il fascicolo è inviato al Procuratore Generale, questi ha tre mesi di tempo entro i quali presentare la sua requisitoria in Corte d‘Appello; a quel punto la Corte d‘Appello fissa la data dell‘udienza in cui si discuterà dell‘estradizione, che sarà un‘udienza a porte chiuse, in camera di consiglio.

In questo caso specifico, precisano fonti giudiziarie, bisogna ricordare che in Italia è già stato aperto dalla procura di Roma un procedimento per l‘attentato di Tunisi, in quanto nell‘attacco morirono anche quattro turisti italiani. Prima di essere eventualmente estradato in Tunisia, l‘indagato dovrà quindi essere giudicato in Italia, secondo le fonti.

Un‘altra condizione che dovrà essere ottemperata dalla Tunisia in caso di estradizione, fanno sapere le fonti, è l‘assicurazione che l‘indagato non possa essere condannato a morte. La legge italiana infatti non consente di consegnare un imputato che rischierebbe la condanna capitale.

CAUTELE ITALIA, CERTEZZE TUNISIA: “SICURI, E’ COINVOLTO”

L‘arresto del giovane marocchino ha suscitato polemiche a causa dell‘incertezza, in via ufficiale almeno, delle accuse che gli vengono mosse.

Fonti giudiziarie hanno infatti spiegato ieri che, nonostante in un primo tempo venisse indicato dalla Tunisia come uno dei partecipanti all‘attentato, è emerso che al 99% Touil si trovasse invece in Italia il giorno dell‘agguato. [ID:nL5N0YC2N2]

Un funzionario tunisino, sempre ieri, ha poi precisato a Reuters che le autorità nordafricane ritengono che il 22enne avrebbe procurato le armi al commando prima dell‘attenatto al museo.

Oggi infine un alto funzionario del Ministero dell‘Interno tusnisino, ha detto a Reuters che “Touil è entrato in Tunisia in aereo dal Marocco il 2 febbraio prima di fuggire di nascosto in Libia da dove ha poi preso parte a un viaggio di migranti verso l‘Italia”.

La Marina italiana lo recuperò fra gli altri da un barcone e gli vennero prese le impronte digitali il 17 febbraio. Fonti giudiziarie ieri facevano notare la singolarità di scegliere la pericolosità di un viaggio in barcone per raggiungere l‘Italia sotto falso nome, per una persona che, in quanto figlio di una immigrata regolare residente in Italia, avrebbe potuto entrare in modo legittimo e sicuro.

“Siamo sicuri che sia coinvolto nell‘attentato al Bardo”, ha detto l‘alto funzionario tunisisno. “Tutti gli arrestati nel caso hanno confermato che era coinvolto nell‘attentato, e che ha portato le armi agli attentatori dalla Libia”.

Le autorità giudiziarie italiane attendono con impazienza maggiori dettagli e un ampio disvelamento degli elementi a carico del marocchino.

(Emilio Parodi, Tarek Amara)

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