21 maggio 2015 / 14:03 / tra 2 anni

Pensioni, governo studia flessibilità, anche contributivo per tutti

ROMA (Reuters) - Mentre l‘Europa resta vigile su ogni cambiamento dei saldi di bilancio che ‘scassi’ i conti pubblici italiani, in particolare dopo i rimborsi corrisposti alle pensioni medie, il governo studia la possibilità di rendere più flessibile l‘età di uscita dal lavoro, pur su base volontaria e con penalizzazioni.

Pensioni, governo studia flessibilità, anche contributivo per tutti. REUTERS/Alkis Konstantinidis

L‘idea, illustrata in via generica dal premier Matteo Renzi, sarebbe quella di inserire nella prossima legge di Stabilità un meccanismo che consenta di lasciare il lavoro tra i 60 e i 62 anni (dai 66 previsti dalla legge Fornero) a fronte di un assegno più basso.

Tra le “cento ipotesi” allo studio, come ha detto stamani il ministro del Welfare Giuliano Poletti, c‘è anche quella di calcolare, per chi voglia uscire prima, l‘intero assegno previdenziale con il più penalizzante sistema contributivo anche per coloro che avrebbero diritto ad una quota parte della pensione calcolata con il retributivo. Si tratta del vecchio e più generoso sistema di calcolo pre-rifoma Dini del 1996 che regolava la pensione sulla base delle ultime retribuzioni della carriera e non sui contributi versati.

Altra ipotesi lanciata in questi giorni dall‘ex ministro del Lavoro Cesare Damiano e dal sottosegretario all‘Economia Pierpaolo Baretta, entrambi Pd, è quella di consentire una uscita anticipata a 62 anni con un taglio della pensione del 2% annuo.

Si attende poi per fine giugno la proposta del presidente dell‘Inps Tito Boeri. L‘economista della Bocconi è stato il primo a dire che, “usando il calcolo contributivo, si potrebbero introdurre forme di flessibilità”.

BILANCIARE VINCOLI DI BILANCIO CON MINORE RIGIDITA’

Se però il cosiddetto bonus imposto dalla Consulta per recuperare parte dell‘indicizzazione mancata tra il 2012 e il 2013 è costato poco più di 2 miliardi, consentendo all‘Italia di restare sotto il 3% nel rapporto deficit/Pil, la flessibilità in uscita avrebbe costi molto più elevati che potrebbero allarmare Bruxelles, anche tenendo conto di due fattori: l‘Italia ha una spesa previdenziale che viaggia intorno al 16% del Pil e che la Commissione Ue stima ancora nel 2020 al 15,5%, la seconda più alta dell‘area euro dopo la Grecia. In secondo luogo, l‘Europa calcola l‘aumento immediato della spesa dovuta a pensionati ‘precoci’ ma non il fatto che poi si risparmierà perché l‘importo della pensione sarà più basso con le penalizzazioni.

La questione contabile è dunque stringente, ma nel governo prende strada un sistema meno rigido di quello introdotto dal governo Monti a fine 2011 che ha determinato, tra l‘altro, il problema dei cosiddetti esodati.

Al momento sono tutelate 170.000 persone, con un costo di circa 12 miliardi, ma per stessa ammissione di Poletti “il problema rimane”.

In ogni caso, il vero problema resta la disparità di prestazioni tra anziani e giovani.

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